NOVITA’ 2017
QUANDO

copertina quando muoio

QUANDO MUOIO LO DICO A DIO,
Storie di ordinario estremismo

Non c’è un buon estremismo. Quando si supera il confine del buon senso, dei diritti e dei doveri, diventa il male. Che si tratti di un uomo convinto di finire in paradiso e si fa saltare in un ristorante o di un vescovo che impedisce a una bambina rimasta incinta dopo essere stata stuprata, di abortire. In nome di Dio sono stati compiuti atti orrendi. E quando l’uomo perde, Dio non vince. Tre storie: una ragazza musulmana colpevole di amare, un ragazzo ultraordosso ebreo che voleva ballare e quella di un cristiano che voleva essere solo se stesso. Tre storie tratte e ispirate alla realtà che graffieranno le vostre anime

E’ possibile ordinarlo sia in versione cartacea che ebook,su tutti i siti di vendita libri o ordinarlo nelle maggiori librerie.

copertina la guerra dentro

 LA GUERRA DENTRO, Le emozioni dei soldati

Dei soldati italiani sappiamo quello che ci raccontano i giornali e le televisioni, ne sentiamo parlare quando muoiono, ci interroghiamo su quello che fanno e quanto serve, ma non sappiamo mai quello che sentono. La guerra trasforma, incrina le proprie certezze, sfida i propri limiti, sconvolge, rende migliori o peggiori. Non ci sono vie di mezzo quando tutto intorno a te sembra crollare come un palazzo bombardato. Solo una cosa è certa, quando si parte per la guerra non si torna mai come si era prima. Migliaia di uomini e donne soldato italiani sono stati in Africa, in Medio Oriente e in Centr’Asia nel corso degli anni. La Guerra Dentro entra nelle vite di dieci militari, dieci nomi, dieci storie, dieci ruoli difficili. Dal generale al ferito, dal cecchino al pilota, dal medico al sommergibilista. In missione raccontano le loro emozioni: la vita, la morte, la paura, fanno i conti col passato per riappropriarsi di una vita normale quando tornano a casa. Perché la guerra non fa sconti a nessuno. Dalle loro esperienze alcuni si sono posti domande, altri hanno trovato risposte, tutti sperano di aver dato il loro piccolo contributo.

Luogotenente Michele Olmetto, l’artificiere: “Ogni volta che parti, non ci pensi, ma sai che può accadere. Col tempo impari. La morte diventa una compagna tanto stretta quanto un amico. La vedi, le passi accanto, la disinneschi e tiri un sospiro profondo di sollievo che è un alito di vita che riempie il mondo. Anche questa volta è andata. E poi si ricomincia”.

Il capitano Gennaro Masino, il ferito: “Ho ripreso conoscenza, avevo solo le braccia libere. Ho pensato che la situazione fosse grave. Non riuscivo a muovermi, non riuscivo a togliermi i massi da sopra. Ero in trappola”.

Carmine Masiello, il generale: “La domanda che si pone un comandante è se si è pensato a tutto per proteggere le vite dei propri uomini, ma c’è sempre la possibilità che qualcosa vada storto”.

R.B., capitano delle forze speciali: “La mia compagna sa che sono un militare, ma non sa quello che faccio, si preoccuperebbe troppo”.

Il caporal maggiore Riccardo Andone, il rallista, l’uomo che sta in ralla, detto il sedile della morte: “Non sai che sensazione magnifica indossare le scarpe da ginnastica dopo sei mesi di anfibi”.

Il generale Giacomo Mammana, il dottore: “Con la vita di un uomo tra le mani non ti senti Dio, ma solo un uomo che deve agire in fretta”.

Il capitano di Corvetta Riccardo Rizzotto, il sommergibilista: “A volte col periscopio, riuscivo a intravedere le finestre di una casa, immaginavo un papà con i sui figli. In quegli istanti provavo molta nostalgia”.

Il caporal maggiore capo Franco Falzarano, il tiratore scelto: “Qualora dovessi sparare, fai quel che devi. Ci pensi che hai una persona dall’altra parte. Eccome se ci pensi”.

Colonnello Marco Centritto, il pilota: “L’incidente è casuale, cadere in missione invece non lo è, è un atto deliberato, ma nonostante tu sappia che c’è qualcuno che ti vuole uccidere, non lasci il tuo posto, perché i tuoi compagni sono il posto dove devi stare”.

E infine, il capitano Isabella lo Castro, la psicologa: “L’idea dell’uomo che non deve chiedere mai, la stiamo smontando. L’uomo che riconosce le proprie emozioni, è più forte, non più fragile”.

Disponobile, in versione cartacea, presso tutte le librerie on line e reali. Disponibile anche in Ebook

 

guerra e guerra copertina

GUERRA E GUERRA. UNA TESTIMONIANZA

(Garzanti Libri)

Ogni giorno, ossessivamente, i mass media ci raccontano i conflitti che insanguinano il mondo e gli scenari che li hanno generati. Ma la politica, l’economia, la religione, l’ideologia – e men che meno la brama di potere – non possono giustificare in alcun modo le sofferenze generate da qualunque guerra. Anche perché a essere devastate, ormai, prima delle vite più o meno gloriose dei soldati e dei miliziani, sono le esistenze quotidiane dei civili: persone come noi che vengono travolte da ventate di insensata distruttività, ferocia e sadismo, in un vortice di sanguinaria insensatezza.

Barbara Schiavulli è una giornalista libera e coraggiosa, che da sempre viaggia e scrive per raccontare quello che succede nel mondo, là dove a dominare sono il sangue e la morte: negli ultimi anni, tra Israele e Palestina, dall’Iraq al Pakistan e all’Afghanistan, ad Haiti… Per testimoniare i piccoli e grandi destini delle vittime, quelle che i grandi mezzi d’informazione spesso trascurano. Per trovare, in mezzo all’orrore, l’umanità profonda di uomini e donne, vecchi e bambini. Perché non restino solo numeri nel conto delle vittime, ma tornino a essere nomi, volti, storie…

Tra quelle macerie si combatte anche un’altra guerra: per cercare la verità, per restituire alle vittime, soprattutto a quelle innocenti, la loro dignità.

Disponibile, in versione cartacea, presso tutte le librerie

farfalle LE FARFALLE NON MUOIONO IN CIELO

(Edizioni La Meridiana) 

Arin ha 15 anni e da quando è nata, intorno a sé, ha visto solo violenza.  Senza speranza e possibilità di scelta verrà reclutata dai fondamentalisti islamici per farsi esplodere su un autobus. Arriva il giorno della fine, insieme a un altro ragazzino che si farà poi esplodere, sale su un bus. Sta per toccare a lei,  ma viene bloccata da un giovane soldato. Lui la tiene, sa che se cede anche solo per un attimo, moriranno, la stringe perché da quello dipende la loro vita. I due legati in una morsa mortale ingaggiano una violenta discussione. Parole dure, vere, forti che cambieranno in quel drammatico momento la loro vita per sempre. Arin scopre che non vuole morire, si arrende, e finisce in galera per trent’anni. Quando esce dopo aver scontato la pena, tutto intorno a lei è cambiato, la pace regna nel mondo, ma il destino ha in serbo per lei un’altra grande prova.

 

bulletproof diaries.jpg   BULLETPROOF DIARIES, storie di una reporter di guerra
disegni di Emilio Lecce (Round Robin Editore)

L’ Afghanistan non è un posto, è un’esperienza. È la vita che ti scivola addosso e vuole raccontare la sua storia. E se a volte, le cose brutte finiscono per portare qualcosa di buono e, se nella guerra afgana ci devo trovare qualcosa di positivo, vedo me stessa lì. Il mestiere di reporter mi ha portato in uno dei paesi che ritengo tra i più belli, interessanti e appaganti in cui sia mai stata. E ci ho trascorso molto tempo. Dal 2001 ad oggi. Con decine di viaggi e centinaia di storie. Per me ha rappresentato una sfida come donna, come persona, come giornalista. Come donna perché all’apparenza non è un paese per donne. È un viaggio nel medioevo della condizione femminile dove ogni diritto viene conquistato con il sudore e il sangue. Dove tante volte si perde e alcune si vince. Dove ci sono donne che combattono, donne che si arrendono, donne che vengono uccise. Uomini che ti fissano se giri con i capelli al vento, uomini che non ti guardano quando parli perché è sconveniente. Ma è anche laddove reagiscono, spingono, si sollevano dalle cenere e ricostruiscono una civiltà con la pelle spezzata dalla fatica, dalla vita che si accanisce, con il viso puntellato di ematomi o di nasi tagliati che le rendono belle perché hanno la forza di sopravvivere. Perché non si placano e non si fermano.

Come giornalista invece, è stato un viaggio attraverso il dolore della gente, la loro forza, il loro coraggio, la loro brutalità. Ma raccontare per un giornale, non significa solo essere lì e testimoniare quello che succede o riportare quello che viene detto. Significa capire, non dare niente per scontato, sapere che tutti mentono, soprattutto in guerra e soprattutto quelli che la fanno. Giriamo tra le macerie della vita della gente, come tra quelle di una professione che spesso si dimentica del suo valore e del suo posto. Ti accorgi di quello che puoi fare. Di quello che puoi raccontare, e di quello che ti vogliono far dire. Troppe volte ti chiederai, se ti stanno usando o stai davvero raccontando quello che accade. Non è raro scoprirsi un megafono per chi vuole diffondere la propria propaganda o far passare un messaggio all’opinione pubblica. Perché la guerra è anche questo.

Giornalista di guerra e scrittrice

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