Ci hanno messo un po’ per capire come dovevano reagire, poi hanno deciso di arrabbiarsi. Le autorità pachistane nel mirino di una popolazione che chiede risposte, per prima cosa ha reagito con durezza verso gli americani che per uccidere Osama Bin Laden hanno violato lo spazio aereo, reso inutilizzabili i radar aerei e scavalcato la sovranità di uno Stato alleato tenendoli completamente all’oscuro di quello che stava per accadere la notte che hanno ucciso l’emiro del Terrore.

“E’ stata un’operazione vigliacca e avrebbe un effetto disastroso se altri seguissero il loro esempio”, ha detto il sottosegretario agli Esteri pachistano Salman Bashir. E pensa ai rapporti tesi ma di dialogo, in questo periodo, con l’India, quando tutte le prove portavano in Pakistan, ha ingoiato nel 2008 un attentato con 200 morti che gridano giustizia.

Il Pakistan sarebbe stato informato dell’uccisione di Bin Laden “subito dopo il blitz” nel compound di Abbottabad. Ha affermato il sottosegretario agli Esteri di Islamabad, Salman Bashir che ha sottolineato che il capo degli Stati maggiori congiunti statunitensi, “L’ammiraglio Mike Mullen, ha informato “alle 3 di notte di lunedì ora pachistana il capo di Stato maggiore dell’esercito pakistano, il generale Ashfaq Pervez Kayani”, smentendo il presidente americano Obama che durante l’annuncio della morte di Bin Laden aveva parlato di cooperazione tra i due Stati. Una mossa, che li sgancia dall’accusa dei movimenti estremisti di essere stati complici degli americani, ma che non è piaciuta ai politici pakistani che hanno lanciato un doppio messaggio agli americani. D’altra parte la Casa Bianca non poteva che aspettarsi un minimo di rappresaglia per l’arroganza dell’intervento, ma soprattutto, per coprirsi le spalle  nei confronti dei Pakistani che oggi scendono in piazza per manifestare contro gli americani e il governo.

Per le strade deserte di Islamabad e della sua trafficata gemella Rawalpindi, tutto sempre procedere come al solito, in quella lentezza urbana ma rassicurante che caratterizza il Pakistan, eppure quel tarlo, quella preoccupazione che si è insinuata nelle teste dei pachistani non li abbandona.

Si sentono usati, si sentono traditi, si sentono alla mercé di un’amministrazione che non ha potere e di un mondo esterno che non segue più alcuna regola.

“La gente potrà anche manifestare, ma la sorte di questo paese è in mano all’esercito e hai servizi segreti, sono loro che decidono e ci hanno deluso”, dice Abdel Azen, uno studente di economia che discute animatamente con i suoi amici sul prato dell’università circondato da libri e ciuffi d’erba. Viene dallo Swat, zona di frontiera dove ci sono stati centinaia di raid alla ricerca di Bin Laden. E molti si chiedono quante vite sarebbero state risparmiate se qualcuno avesse scoperto che Bin Laden si trovava tranquillamente da cinque anni, o almeno così sostengono i servizi pakistani, ora, nella fresca e verdeggiante Abbottabad.

 “Siamo persone per bene, non siamo terroristi. Sono un uomo religioso, ma mi vesto come un occidentale, porto la barba e la gente mi guarda male come se fossi un estremista, io voglio solo vivere in pace, essere lasciato tranquillo, poter girare senza essere sempre controllato”, ci racconta Muhammad Iqbal, un imam moderato e originale, che chiama “cani bugiardi” i politici, ma poi chiede scusa per il suo linguaggio: “Ci emozioniamo, noi viviamo tutto quello che sta accadendo, abbiamo paura e voglia di vivere bene. Possibile che nessuno ricorda che in questo paese negli ultimi dieci anni sono morti 30 mila civili per colpa del terrorismo? Siamo tutti vittime. Osama Bin Laden è stato un danno per l’Islam. Un danno per l’umanità. Ma i modi di fare dell’America fa sembrare che la nostra vita valga meno di quella degli occidentali. Neanche nel traffico riescono a seguire le regole, per ragioni di sicurezza, la loro sicurezza si giustificano qualsiasi cosa. Ma se la tua sicurezza è più importante della mia, allora vuol dire che io valgo meno”.

C’è emozione nelle parole della gente, paura, rabbia. Il sole accecante e il caldo penetrante non placa i loro spiriti. Sono oltraggiati dagli americani che sono entrati senza permesso in quel Pakistan turbolento ma orgoglioso. La gente ha bisogno di risposte forte e l’esercito, a cui molti fanno più riferimento del governo, cerca di assecondare e di bastonare l’America col poco che può: “Sollecitiamo gli Usa a ridurre la loro presenza militare sul territorio al minimo essenziale”, ha detto un portavoce dell’esercito dopo una riunione dei vertici militari. Hanno ammesso i loro sbagli, quello di non aver saputo o voluto sapere dove fosse Bin Laden, a due passi da loro, vicino a un accademia traboccante di cadetti. “Rivedremo il livello della nostra cooperazione militare e di intelligence con gli Usa in caso di nuovi raid non concordati come quello in cui è stato ucciso Bin Laden”, ha detto il generale Ashfaq Parvez Kayani, capo dell’Esercito. Ci sono almeno altri 10 super ricercati di Al Qaeda sul suono Pakistano, e l’America non ha promesso di non farlo di nuovo.

“E’ un gioco politico, adesso si insultano a vicenda per farci vedere che fanno qualcosa ma dubito che i nostri politici rinunceranno ad un 1,3 miliardi di dollari in aiuti militari”, dice un avvocato che preferisce restare anonimo. “Certo che bisogna manifestare, perché ci prendono in giro. Non credo che Obama fosse lì, siamo solo il teatrino degli americani”, sbotta Sherin che ha solo 18 anni, ma le idee chiare.

Nei caffè, nei negozi, nelle università ci si interroga sulla reazione di Al Qaeda. L’intelligence pensa che nel mirino ci siano prima i militari o i governativi pakistani, poi gli americani ed eventualmente altri stranieri.

“Certo che al Qaeda si vendicherà per la morte di Bin Laden, ma non ora, prepareranno qualcosa di grosso”, avverte Syed Seleem Shahzad, uno dei massimi esperti di al Qaeda e dei Telebani, “ci vorrà del tempo, non tanto quanto i tre anni per le Torri Gemelle, ma potrebbe essere un attacco multiplo nel Sud Est asiatico, in India per scatenare una rappresaglia contro il Pakistan e l’Europa, perché in America sarebbe troppo complicato”. (Messaggero)

Giornalista di guerra e scrittrice

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: