ISLAMABAD – “La rappresaglia ci sarà e sarà pesante, ma non accadrà subito per preparare un’operazione multipla ci vuole del tempo, non tre anni come nel caso delle Torri Gemelle, solo qualche mese, ma arriverà perché al Qaeda vendicherà la morte di Osama Bin Laden”. Siyed Saleem Shahzad, considerato uno dei massimi esperti di Al Qaeda, direttore del dipartimento pakistano dell’Asian Times, e ironia della sorte, autore di un libro d’inchiesta di prossima pubblicazione dal titolo “Dentro al Qaeda e i talebani dopo Bin Laden”, non ha dubbi il futuro ci riserva tempi duri.

Il Pakistan è sotto shock per il blitz degli americani e l’uccisione di Osama Bin Laden, lei se lo aspettava?

Già a marzo avevo scritto che Bin Laden era tenuto sotto controllo dalla Cia, per la prima volta dopo tanti anni sembrava che avessero una traccia, sapevo che era di nuovo attivo e cercava di riorganizzare l’insorgenza afgana in Pakistan.

Perché Bin Laden si è rifugiato così vicino ad un’installazione militare? E soprattutto le autorità pakistane potevano non sapere?

Non sono per le cospirazioni ma ci sono molte domande da porsi. Primo la casa di Bin Laden era la più grande e fortificata di Abbottanabad, chiunque sarebbe stato curioso di sapere chi ci abitava, secondo la casa è vicinissima a un’accademia militare dove le autorità venivano regolarmente in visita, e sono sicuro che le case dei dintorni siano regolarmente controllate per motivi di sicurezza. Non dico che sapessero che lì ci fosse proprio Bin Laden, ma qualcosa dovevano sapere.  Molti qui pensano che tutto sia stato uno scenario creato dagli americani, certo è che al Qaeda non ha ancora fatto un vero e proprio commento.

Ora che cosa accadrà ad Al Qaeda?

Bin Laden era solo una figura ideologica scelta da Al Zawahiri (l’egiziano numero due di al Qaeda) che è la vera mente di Al Qaeda. Negli anni ’90 dovevano formare una nuova leadership del terrore e ci sono riusciti, allora era una fase ideologica, oggi stanno entrando in una politica. Anche senza Bin Laden sanno esattamente quello che vogliono: riavvicinarsi al mondo mussulmano giovanile e unirlo, stanno di nuovo cambiando tattica. Loro sanno che un giovane musulmano povero e frustrato è facilmente indottrinabile. I talebani una volta erano solo un movimento separatista in qualche modo ora fanno parte della jihad globale che al Qaeda sta creando.

Non ci sarà un successore?

Al Qaeda è già guidata da una Shura, un consiglio, c’è tutta una struttura orizzontale che funziona perfettamente e non importa se uno muore. Chi pensa che ora al Qaeda sia finita, sbaglia di grosso. Gli occidentali rimarranno a lungo in questa zona perché al Qaeda li vuole portare al collasso come successe coi russi.

Come reagiranno alla morte di Bin Laden?

Localmente aumenteranno gli attacchi nelle zone tribali, internazionalmente, con attacchi simultanei complessi, come l’11 settembre, i paesi che colpiranno? India per scatenare una reazione contro il Pakistan, sono stati già intercettati dai servizi segreti messaggi preoccupanti dove si parla di raccogliere soldi. Poi nel Sud Est asiatico e in Europa. Negli Stati Uniti non credo, è diventato troppo complicato.

Nessuna soluzione?

C’è sempre una soluzione. Ma ci vuole tempo. Ci vuole pazienza. Ci vuole responsabilità. Tre anni fa avrei risposto diversamente, avrei detto che c’era spazio per intervenire, ora il tempo per gli argomenti è finito. Al Qaeda ha avuto la possibilità di espandersi ovunque, la sua agenda è diventata quella di tutti i gruppi terroristici che vogliono essere parte di lei. Non so davvero come si potrebbe fare, mi sembra così tardi. Prima cosa è fermare la guerra in Afghanistan perché aumenta la militanza. L’occidente non deve rispondere agli attacchi anche se è emotivamente difficile, ma è quello che vogliono, reazioni violente per creare il caos e poi insinuarsi. Di questo si nutrono e prosperano. L’attacco a Mumbai (200) nel 2008 per al Qaeda è fallito perché l’India non ha reagito contro il Pakistan.

 

Quindi non c’è modo di fermarli?

Sono stati commessi troppi errori, quando c’era lo spazio per insinuarsi con argomenti ideologici non è stato fatto, ora servirebbe un intervento militare massiccio, qui, in Afghanistan, in Iraq, in Yemen e in Somalia. Non bastano qualche decina di migliaia di soldati che addestra gli eserciti locali. E se non si sta attenti si rischia di perdere la Libia, la Palestina e la Siria mentre non mi preoccupo di Egitto e Tunisia.

Giornalista di guerra e scrittrice

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