L’Espresso numero 7 del 19-02-2009 pagina 45

PRIMO PIANO
La dama bianca
È Sandra Beltran. Tre mariti e un fiuto per gli affari che l’hanno fatta diventare la numero uno
di Barbara Schiavulli
«Non ho chiesto io di fare questa vita, ma ce l’ho nel sangue». Parola di Sandra Avila Beltran, detta "la regina del Pacifico", una delle narcotrafficanti più potenti a lungo ricercata da Messico e Stati Uniti e infine arrestata due anni fa. Sandra non poteva che fare quella vita perché in mezzo al traffico della droga ci è nata nel 1960. Figlia di un agricoltore, almeno sulla carta, è originaria di Mexicali, nella Baja di California, zona di frontiera dove si erano stabilite molte famiglie dello Stato di Sinaloa per lavorare nei campi di cotone.
Da piccola trascorreva molto tempo dai parenti materni, una famiglia che controllava il traffico di marijuana. Suo zio, chiamato "il Padrino", aveva organizzato negli anni ’70 la più grande raccolta di marijuana nella storia del Messico. La madre di Sandra, corriere della droga negli Stati Uniti, era nata nello stesso villaggio del socio dello zio ed era cugina di Felix Gullardo, tra i fondatori del cartello messicano di Guadalajara.
Sandra sognava di diventare giornalista, ma poi all’università scelse di studiare contabilità. Ma non era con l’istruzione che intendeva farsi strada. Bella e senza scrupoli, fu con una serie di relazioni che raggiunse i vertici della criminalità. A 21 anni si sposò con il comandante della polizia giudiziaria federale dello Stato di Sinaloa che venne ucciso nel 1992. Stessa sorte per il marito successivo, il corrotto comandante dell’Istituto nazionale per la lotta alla droga. Poi arrivò "la Tigre", come era soprannominato Juan Diego Espinoza, rampollo di una famiglia
di narcotrafficanti colombiani. La loro relazione segnò l’alleanza tra le due potenti famiglie narco. Per le loro mani sono passati più soldi di quanti ne ha avuti Pablo Escobar nel suo momento di massimo potere.
Sandra nell’organizzazione era la direttrice finanziaria. Si era guadagnata la fiducia del cartello colombiano del Valle del Norte, di cui faceva parte la Tigre. Sandra comprava terreni, metteva su centri commerciali, gioiellerie, centri estetici per riciclare il denaro. Nel 2002 suo figlio venne rapito e rilasciato solo il dopo pagamento di un riscatto milionario. Due anni fa, la fine, il giro di vite della politica messicana ingoia i maggiori trafficanti, soprattutto Sandra. Le prove contro di lei la collegano a una nave che trasportava 9 tonnellate di droga sequestrata nel 2001 nel porto di Manzanillo sul Pacifico. Oggi lei si trova a Città del Messico nel più violento carcere femminile. Compagne di stanza, "L’ammazza vecchiette", una donna accusata di 11 omicidi e Chichita, che si occupa della sua protezione e di procurarle tutto quello che le serve. «Sono solo una casalinga che guadagna qualche soldo vendendo vestiti e case», ha detto durante un interrogatorio. La vita in galera non le piace, ha inoltrato una denuncia alla commissione per i diritti umani, spiegando che la sua cella è piena di insetti e che proibirle di farsi portare cibo dal ristorante, viola i suoi diritti.

Giornalista di guerra e scrittrice

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