L’Espresso numero 41 del 16-10-2008 pagina 112

MONDO
SEI MILIONI A RISCHIO FAME
di Barbara Schiavulli
Non sono tanto ottimisti i generali dei contingenti stranieri presenti in Afghanistan. La guerra non va bene. Il presidente Karzai cerca un dialogo con i talebani, ha scomodato i sauditi per le trattative, ma "gli studenti del Corano" non sembrano disposti a collaborare. Lo ha detto senza mezzi termini il mullah Omar in un raro comunicato diffuso da un sito Web.
E molti si chiedono quanto durerà questa guerra che non mostra segni di miglioramento. D’altra parte, per i talebani il presidente Karzai è solo un leader debole. E forse lo è anche per i capi delle truppe straniere: per il generale Mark Carleton Smith, comandante delle truppe inglesi, la Nato potrebbe andarsene molto prima della eventuale sconfitta dei talebani. «No n vinceremo questa guerra», ha detto senza mezzi termini. Per gli inglesi sarebbe sufficiente ridurre la minaccia talebana in modo tale che l’esercito afgano sia in grado di controllare la sicurezza del Paese. Per il generale David Petraeus, rientrato dall’Iraq e da poco diventato comandante di tutte le forze militari americane dispiegate all’estero, i talebani in Afghanistan stanno guadagnando terreno: «Di sicuro riprendere il controllo di alcune aree sarà molto difficile, ma è importante avere una visione regionale della questione». Ci vorranno anni per rimettere le cose a posto in Afghanistan, ma non si può farlo senza il Pakistan e senza la consapevolezza che bisogna avere dalla propria parte la popolazione. «In passato la parola d’ordine era conquistare i cuori e le menti della gente», ci ha detto Ettore Sequi, neo inviato dell’Unione europea in Afghanistan, «ma ora bisogna parlare anche di stomaco. Stiamo per affrontare un’emergenza umanitaria. Secondo il Word Food Program, questo inverno ci saranno 6 milioni di afgani senza risorse alimentari. Non si fa la pace a stomaco vuoto. E in vista delle elezioni presidenziali che si terranno l’anno prossimo, la fame è una pessima consigliera politica». Proprio in questi giorni in Afghanistan sono cominciate le iscrizioni al voto, un’impresa difficile perché in alcune zone, soprattutto al sud, controllate dai talebani, l’accesso è quasi impossibile. I talebani hanno il tempo dalla loro parte. E non hanno bisogno di vincere sul terreno per apparire vittoriosi, basta che combattano. Gli alleati, invece, hanno troppi problemi: a cominciare da fame e corruzione. Ora pure il fratello di Karzai è sospettato di essere coinvolto nel traffico di droga.

Giornalista di guerra e scrittrice

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