L’Espresso numero 45 del 13-11-2008 pagina 73

Attualità
Truffa a tassametro
di Barbara Schiavulli
A dare il benvenuto a Roma al turista che atterra a Ciampino è una squadra di tassisti specializzata in truffe. Sono una trentina, detestati e temuti dalla stragrande maggioranza dei colleghi, che li chiamano "la mafietta". Il loro metodo di lavoro è da anni sotto gli occhi di tutti. Nel parcheggio riservato dell’aeroporto, di fianco al cancello degli arrivi, i taxi sono incolonnati su due file. Solo nella prima i guidatori sono al volante: sono i tassisti normali e di fatto riescono a caricare solo clienti che conoscono Roma. Nel centro del piazzale, in piedi, si agita una mezza dozzina di capimanipolo.
Sono lì «per spartirsi i polli», spiegano i colleghi. Appena i turisti stranieri escono dall’aeroporto, vengono abbordati da questi strani intermediari. Che fanno avanzare solo i tassisti amici, quelli della "mafietta", tra liti, urla e minacce ai colleghi esclusi. I turisti si vedono sballottare da un’auto all’altra, come pacchi. L’importante è che paghino. Sperimentare la truffa è facile: basta fingersi milanesi. Per le corse tra Ciampino e il centro storico qualunque cliente dovrebbe pagare un prezzo fisso di 30 euro. Invece la "mafietta" seleziona le vittime e impone il pizzo. Il furbetto del taxi ha la barba sfatta e viaggia con la radio a tutto volume. Sull’auto bianca non c’è traccia del foglio regolamentare con i prezzi. Arrivato a destinazione, in una via a lui sconosciuta vicino al Colosseo, spara la sua tariffa: «Quaranta euro». Ma non erano 30? «Dagli aeroporti so’ sempre 40». E la ricevuta? Risposta ammiccante: «Gliene dò due, metta lei le cifre».
A Ciampino le truffe sono sistematiche. Per sincerarsene basta tornare in aeroporto, poche ore dopo, fingendo di essere stranieri. Con la stessa tecnica, un intermediario abborda i due turisti e li consegna a una tassista con i capelli neri. I clienti chiedono in inglese della stazione Termini. Durante il viaggio la tassista allunga il percorso: «Vi porto a vedere il Colosseo». All’arrivo, naturalmente: «Fanno 40 euro».
A tarda sera, sentendosi raccontare di due truffe su due corse, un tassista sessantenne scuote la testa: «Vi è andata bene. Di solito quelli di Ciampino raddoppiano: 60 euro, con botte di 120». Come molti colleghi, questo tassista non ferma mai a Ciampino: «Io lì non ci vado. Ci lavorano solo quelli della mafietta». E se qualcuno ci prova che succede? «Succede che ce menano». Una seconda "mafietta" fa base in via Giolitti, a fianco della stazione Termini. Qui il mese scorso tre tassisti sono stati filmati mentre rubavano una moto. Nello stesso punto ora c’è un trentenne biondo, spalleggiato da una decina di colleghi, che inveisce contro una vigilessa. Caricati i due clienti che gli sembrano stranieri, il tassista parte di scatto senza accendere il tassametro. All’arrivo, in piazza Trilussa, chiede «20 euro più 5 di supplemento». Con un tassista normale, lo stesso tragitto ne costa 13. Loreno Bittarelli, presidente del più grande radiotaxi di Roma (06 3570, con 3.300 iscritti), conosce queste situazioni e chiede al Comune una svolta: «È nell’interesse di tutti i tassisti stroncare un’illegalità diffusa da troppi anni, che danneggia l’intera categoria. Servono interventi contro tutte le forme di abusivismo». Raffaella Modafferi, comandante del Gruppo pronto intervento traffico (Gpit) dei vigili urbani, annuncia «una inchiesta capillare su queste organizzazioni truffaldine e su altre forme di illegalità». È vero che indagate anche su tangenti e ricatti per le licenze? «A questa domanda non posso rispondere».

Giornalista di guerra e scrittrice

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