Freddo e umidità. E’ stato questo il mio primo impatto a Kabul. Il mio traduttore ha guidato nella sera buia e mi aggiornato su una città che sta cambiando, in peggio, giorno dopo giorno. Un po’ meno sicura, un po’ meno ospitale, ma sempre traboccante di storie e di persone straordinarie. Incontro velocemente vecchi amici e scopro quanto questo posto mi è mancato. I succhi di melograno, i sorrisi dei bambini, i muri devastati delle case distrutte durante la guerra civile e che tengono come un museo in ricordo di quello che può diventare. Scriverò per l’Espresso, meno pezzi del solito dunque, ma se ho qualche storia non mancherà di finire nel blog della rivista che sarà on line lunedì e qui naturalmente, dove è delizione sapere che c’è tanta gente interessata a conoscere questo paese martoriato e affascinante. Ci sono tre ore e mezza in più, in Italia sono le 4.30, qui le 8, la giornata comincia, anche se il freddo e un principio di raffreddore  mi trattengono sotto le coperte…ma è ora di andare. Buona giornata, da Kabul

Giornalista di guerra e scrittrice

5 Comment on “Barbara a Kabul

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