Il comando generale ha negato stasera l’aspettativa alla militare
"Non può assumere incarichi incompatibili con l’adempimento dei suoi doveri"
L’Arma a Margherita: "No tv"
Lo strappo della Granbassi
Il messaggio di Cossiga che aveva sollevato il caso: "Via libera con l’aspettativa"
La fiorettista: "Peccato, quella poteva essere una soluzione". Ora dieci giorni per decidere

Di solito non discuto di quello che accade in Italia. Mi occupo di Esteri. Di guerra. Di posti dove l’ingiustizia permea la vita della gente. Dove ci sono eroi e bestie. Ma in qualche modo questa storia della Granbassi e di Santoro mi coinvolge. Coinvolge tutti quelli che fanno questo lavoro con passione e fatica. Ogni tanto le cose vanno rimesse al loro posto. Una sistematina.
In questo caso, in tutta questa storia dove la signora del fioretto vuole fare la giornalista e i carabinieri non vogliono per ragioni loro, c’è una cosa che non è stata presa in considerazione. Il mestiere. Non si nasce giornalista. Si diventa scrivendo e non certo saltellando su una pedana con in mano un fioretto. Neanche vincendo una medaglia alle Olimpiadi. Neanche per quanto uno sia bravo a gesticolare con un ferro in mano. Ci vuole la penna.
Mi dispiace per lei, che crede che questo lavoro si possa fare solo perché si decide da un giorno all’altro o perché qualcuno te lo chiede, mi dispiace per Santoro che ha messo la qualità del nostro mestiere sotto la graticola di un tombino. O forse ha voluto creare un caso solo per avere qualche spettatore in più. Posso capirlo. Cosa non si farebbe per un telespettatore in più. Ma non va bene lo stesso. La nostra professione è malata. Prepotente e spesso arrogante. E’ anche superficiale. E questa situazione della granbassi è un altro cattivo esempio.
La solita bella ragazza che non merita di stare dove sta. E lei che ha faticato per arrivare sul podio dovrebbe saperlo più di qualunque altro. Dovrebbe sentirsi offesa di essere messa là solo per essere usata. Ma d’altra parte non lo fanno la maggior parte delle persone? Eppure molti di noi a questo mestiere ci tengono. Hanno sudato per diventare quello che sono. Hanno consumato suole, come si faceva una volta, hanno seguito quelli più bravi, hanno ascoltato. Ora basta una scuola per sfornare un giornalista, e già questo è abbastanza triste, ma passare da una palestra alla professione giornalista lo è ancora di più.
A voi la parola…

Giornalista di guerra e scrittrice

9 Comment on “POVERO MESTIERE

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