Il Messaggero
 

Doveva essere un astro nascente della musica libanese. Bionda, occhi verdi, quando nel 1996 vinse un talent show musicale, il pubblico fu abbagliato dalla sua bellezza e dalla sua bravura. Ma Suzanne Tamim non sarebbe stata una donna fortunata. Avrebbe appena colto il sapore del successo per poi scomparire in una caccia all’uomo che si sarebbe conclusa nel suo ultimo nascondiglio a Dubai. Da otto mesi, scappata dal Cairo aveva fatto perdere le sue tracce. Fino a lunedì quando amici preoccupati hanno avvisato la sicurezza del più esclusivo complesso residenziale di Dubai dove viveva al 21° piano.

La polizia l’ha trovata in un lago di sangue: il volto sfigurato e il corpo fasciato in abito da sera violato da violente pugnalate. Nessuno sembra essersi accorto di nulla fino a quando è arrivata la polizia sguinzagliata in tutto il complesso. “Alle dieci di sera ogni piano del palazzo brulicava di agenti”, ha raccontato un residente del Jumeriah Beach Residence. “Siamo scioccati – ammette Naaman Aboumrad, il proprietario del Deli D cafè al piano terra della torre – qui la gente paga migliaia di dollari per la sicurezza e la riservatezza”. Il che porterà la polizia a pensare che l’assassino possa essere qualcuno che la conosceva.

Suzanne nella sua turbolenta vita era riuscita a produrre solo due dischi, alcune canzoni diventate famose nel mondo arabo, tra le quali una, “Amanti”, dedicata al premier Hariri brutalmente assassinato a Beirut. Aveva talento, ma la sua ricerca sfrenata di un uomo che l’amasse l’aveva portata ad avere due matrimoni falliti e un pessimo rapporto con il padre dal quale pare si nascondesse, secondo il giornale in arabo  ancora prima di diventare famosa. Poi è arrivato il suo secondo marito, Adel Matook conosciuto in Francia e diventato suo manager, le aveva fatto promesse, le aveva detto che l’avrebbe rilanciata mentre poi accecato dalla gelosia, le aveva chiesto di smettere di cantare ed era riuscito ad ottenere un’ordinanza per cui lei non potesse lasciare il libano.

Ma Suzanne aveva detto no, lo aveva lasciato e lui l’aveva accusata di avergli rubato 350 mila dollari dalla cassaforte. Condannata a due anni, non fece un solo giorno di galera. Lei voleva solo andarsene e liberarsi di lui e qualcuno, ex marito compreso, ha pensato che fosse lei il mandante dell’attentato che nel 2005 coinvolse Matook. Rimase ferito ma non sporse denuncia contro l’ex moglie e la polizia non scoprì niente.

L’unica cosa certa è che Suzanne non stava mai troppo a lungo in un posto, dopo Parigi, il Cairo è finita a Dubai dove viveva all’ombra del suo successo e forse della paura che la braccava. Qualche tabloid inglese parla anche di Londra dove si sarebbe innamorata di nuovo, ma la polizia che investiga non ha rilasciato nessuna dichiarazione, due persone sarebbero state fermate, ma nessun arresto è ancora avvenuto. Intanto nel web per gli appassionati di musica araba non si parla d’altro. Da messaggi di condoglianze a terribili minacce, alcuni la chiamano ratto, altri dicono che finalmente è stata estirpata come un’erbaccia, in genere estremisti islamici che molto spesso minacciano donne famose senza però quasi mai colpire veramente.

Giornalista di guerra e scrittrice

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