Il Messaggero

Il bulldozer è arrivato come una furia. Si è diretto prima contro un autobus carico di passeggeri che ha colpito tre volte, poi contro cinque macchine ferme al semaforo, l’ultima è stata sollevata e ribaltata. Un minuto di terrore nelle prime ore del pomeriggio e sedici feriti, tra i quali un bambino e il proprietario della macchina capovolta che rischia di perdere una gamba.

Avrebbe potuto essere un massacro se l’istinto di un nonno e di una guardia, oggi eroi a Gerusalemme, non li avesse fatti tirare fuori la pistola, prendere la mira e sparare alcuni colpi. Yaakov Asael, un colono di 53 anni e Amal Ganem un poliziotto di frontiera hanno ucciso l’attentatore: Ghassan Abu Tir, un palestinese residente in un villaggetto Umm Tuba, che fa parte di Gerusalemme Est. Ghassan, che non è estraneo alla polizia, ed è anche parente di un detenuto eccellente delle carceri israeliane. Muhammad Abu Tir era il candidato numero due, di Hamas nelle elezioni palestinesi che l’organizzazione radicale vinse nel 2005. Ma secondo fonti dei servizi segreti non è stata Hamas a rivendicare l’attentato ma un nuovo gruppo sponsorizzato dagli Hezbollah, le Brigate per la Liberazione della Galilea, comparso sulla scena israeliana, solo due settimane fa durante un altro attentato in cui rimasero uccise 3 persone e la cui dinamica è uguale a quella di ieri. Per molti infatti deve essere stato un deja vu, vedere il bulldozer in azione.

D’altra parte nessuno a Gerusalemme potrebbe sorprendersi della presenza di mezzi di lavoro e siti in costruzione, tutta la città è scavata, bucata, intubata dai lavori per la costruzione di un metrò esterno e proprio nella via dell’attentato ci sono lavori in corso in almeno due punti dove stanno spuntando dei lussuosi residence.

Un mostro di metallo impazzito per le strade di Gerusalemme a due passi dal King David Hotel che poche ore dopo avrebbe ospitato Barak Obama, il candidato americano alla presidenza.  

“Stavo guidando quando mi sono sentito colpire sul lato destro. Ho guardato nello specchietto e ho visto il trattore che si muoveva verso i finestroni, ho sterzato senza riuscire a evitare il colpo e l’ho visto muoversi verso di me e ho pensato che presto avrei conosciuto il creatore, invece poi ha proseguito verso altre macchine”,  ha raccontato Avi Levy, l’autista del bus numero 13.

“Bisognerà rivalutare il  ruolo dei lavoratori di Gerusalemme Est, tu mandi un terrorista fuori dalla porta e loro entrano dalla finestra con ogni tipo di idee. Ogni attrezzo da lavoro diventa un mezzo del terrore”, ha detto il sindaco Lubolianski. Immediata la condanna di Abu Mazen, il presidente palestinese che al momento dell’attentato si trovava con il collega israeliano Shimon Peres. “Condanniamo ogni attentato contro i civili di entrambe le parti”, ha detto Abu Mazen. Ieri era la prima volta che un presidente palestinese entrava nella residenza di quello israeliano dove fuori davanti alla porta sventolava anche la bandiera palestinese.

Giornalista di guerra e scrittrice

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