Sono arrivata a Gerusalemme. Mi fa bene stare in questa città che mi fa tanto arrabbiare. E’ un posto irritante, capace di farmi uscire dai gangheri, ma è come se percepissero il mio umore nero e non è successo niente per cui arrabbiarmi. Neanche questa soddisfazione di potermi sfogare.
 
Stamattina in aeroporto ancora in Italia, mi hanno fatto un automatico upgrade in business, senza che io glielo abbia nemmeno accennato.
 
A Tel Aviv dove di solito mi tengono un sacco di tempo a farmi domande stupide, mi hanno fatto passare subito ai controlli come se fossi trasparente. In albergo la prenotazione è stata trovata immediatamente, mi hanno fatto una gran festa e la direttora mi ha invitato a cena.
 
Poi sono andata al muro del pianto. E più cammini, più ti immergi nei meandri di una storia che dura migliaia di anni, più ti accorgi di quanti ricordi anche tuoi sono intrise quelle mura. Quante persone hai conosciuto, quante ne hai perse, quante amicizie sono sbocciate e quanti stronzi hai incontrato.
In una di quelle stradine ho perso un braccialetto anni fa, ma ho anche fatto una delle prime interviste della mia vita. Una volta sono scivolata e un altra ho aiutato un bambino che si era perso a ritrovare i genitori. Ho fatto la spesa e comprato regalini per gli amici. Ho contrattato, ho litigato, ho perfino studiato nel giardino della Spianata dove incurante di quello che le accade intorno, risplende la cupola dorata della Roccia e quella nera della moschea Al Aqsa. E sotto il Muro del Pianto, quella lunga disposizione di grandi mattoni nelle cui fessure sono incastrati dei piccoli pezzi di carta. Migliaia di desideri, di preghiere, di richieste. Tutto quello che conta per le persone che attraversano continenti per mettere un pezzetto di carta in una piega della pietra levitata dalle carezze delle mani. Qualcuno che ancora crede che se un desiderio è abbastanza forte, non potrà che esaudirsi. Se solo quelle mura potessero sputare indietro quei messaggi traboccanti di sogni, forse lo farebbero. Ad ogni modo, è una serata bellissima di quelle che solo Gerusalemme, se vuole può regalare, con cielo stellato, una leggera brezza che spazza via la polvere e profuma l’aria di gelsomino e la Città Vecchia illuminata.
Sembra quasi in pace al buio, lo sarà almeno fino a domani mattina, quando la rabbia di questo paese si sveglierà come ogni giorno sulla pella della gente.
Buonanotte a tutti,
B.

Giornalista di guerra e scrittrice

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