E’ iracheno ma nella sua vita spezzata da un attentato, c’era anche un amaranto passaporto italiano. Lavorava per il dipartimento della Difesa Americana, viveva nella zona verde, era un consigliere culturale, un contractor, un uomo che aveva lasciato la sua famiglia, sistemata in Canada per fare il consigliere culturale, il traduttore, un ponte di collegamento tra i civili americani, i militari e i cittadini iracheni.

Ieri si trovava a Sadr City, uno dei quartieri più miserabili di Baghdad, roccaforte della militanza sciita legata al Moqtada al Sadr, il leader radicale che da mesi tiene sotto scacco la politica irachena. Bombardamenti, seguiti da momenti di tregua e poi di nuovo attacchi seguiti da coprifuoco e poi emergenza cibo e poi tregue sanitarie e poi di nuovo si combatte, è questa la vita di tre milioni di iracheni barricati nelle case di un cemento talmente sottile da essere incapace di fermare i proiettili. Bombe e bombardamenti scandiscono le giornate di un quartiere accartocciato su se stesso, l’ultima, un ordigno destinato ad una sede dell’amministrazione provinciale dove era un in corso una riunione. Si parlava di aiuti e ricostruzione. Di dieci vittime il bilancio delle vittime, tra quali due impiegati del governo americano, uno per il Dipartimento di Stato, l’altro per la Difesa, due soldati statunitensi e l’iracheno italiano. La riunione era appena cominciata quando il palazzo è esploso. Poco dopo,non lontano dalla scena, è stato arrestato un uomo sospetto, sul quale sono state rilevate tracce di esplosivo.

Immediata la condanna del governo americano che accusano l’Iran di aver equipaggiato, addestrato e fondato i gruppi speciali armati di Al Sadr. “Questo attentato ci ricorda i pericoli che i nostri colleghi devono affrontare ogni giorno per raggiungere i nostri obiettivi in politica estera”, ha detto il Segretario di Stato Condoleeza Rice. Obiettivo dell’attentato poteva essere un alto funzionario iracheno, Mahmoud al Zamili, membro del consiglio municipale di Sadr City, che spesso manifestava posizioni contrarie ad Al Sadr che ha messo il suo quartiere a ferro a fuoco negli ultimi tempi pur di dimostrare al governo e agli occidentali impiegati in Iraq che lui può fare il bello e cattivo tempo soprattutto in previsione delle cruciali elezioni provinciali che si terranno l’autunno prossimo e che delineeranno i futuri poteri economici e politici in Iraq, ragione per la quale gli sciiti, divisi tra sadristi e badristi legati al capo del partito maggioritario in Iraq, si combattono.

Ma al di là delle divisioni, la diplomazia si insinua, il consiglio per il Risveglio, che ha trascinato i capi tribali verso gli americani contro al Qaeda e con ogni probabilità le trattative in corso a Sadr City fermate dalla bomba di ieri, minano gli interessi dei miliziani:“I gruppi armati hanno paura dei progressi che si stanno facendo e della consapevolezza della gente sempre più stufa degli attentati”, spiega il colonnello Steven Stover, portavoce militare americano. Intanto la gente continua a morire, come l’italiano iracheno. Morto nel fragore che si trasforma in silenzio, di una bomba irachena.

Giornalista di guerra e scrittrice

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