ISLAMABAD – Gli intrighi di corte sono cominciati. E i protagonisti sono agguerriti. Da una parte l’opposizione, il partito Popolare di Benazir Bhutto e quello della Lega Musulmana dell’ex premier Nawaz Sharif coalizzati per formare il governo e chiedere le dimissioni del presidente Musharraf non avendo il numero sufficiente di seggi per chiedere l’impeachment. Dall’altra Musharraf con le spalle coperte dall’esercito. In alto sopra a tutti ci sono gli Stati Uniti, per anni stretti alleati di Musharraf, perché infondo se serve, per loro si può appoggiare una dittatura e allo stesso tempo promuovere la democrazia.

Sconfitto Musharraf, alleato chiave nella lotta contro al Qaeda e i Talebani, ma anche i partiti islamici, un fenomeno strano per un paese musulmano, quando la tendenza degli ultimi anni, nei paesi vicini è stata quella, in vista delle elezioni, di preferire i conservatori religiosi ai laici.

Il nuovo governo che dovrebbe essere pronto per metà marzo dovrà affrontare sfide importanti, tra le quali l’inflazione e la minaccia del terrorismo. Per questo i nuovi leader, che tanto nuovi non sono, devono decidere in fretta come e quanto avere a che fare con il presidente Musharraf per affrontare tutte le problematiche che lo hanno fatto cadere dal trono, la decisione di sospendere la Costituzione, la paralisi della Corte Costituzionale, gli arresti arbitrari, tra quali quello del presidente della Corte Suprema agli arresti domiciliari con tutta la famiglia dal novembre scorso.

Il vedovo di Benazir Bhutto, Ali Azif Zardari che fin dall’inizio ha manifestato il suo voler una politica indipendente da quella degli americani, ieri si è recato all’ambasciata americana a Islamabad mentre qualche ora dopo uno stretto collaboratore di Musharraf si è recato da lui.

Poi Sharif ha visto Zerdari. L’ipotesi più probabile è che alla fine di questa storia e di queste elezioni tutto andrà come pianificato: il presidente resterà e i due partiti formeranno un governo anche se molti sanno che tra Zardari e Sharif, che invece gode di buone relazioni in Arabia Saudita, ci sono visioni molto diverse della politica, in comune hanno solo le accuse di corruzione che al primo hanno fatto scontare otto anni di prigione e all’altro l’esilio all’estero.

Comunque, il partito di Sharif potrebbe focalizzarsi sul controllo della provincia del Punjab, la più popolata del paese e quella dove hanno vinto più seggi, giocando un ruolo meno attivo al governo che sarà guidato dal Partito Popolare che non ha mai escluso di poter lavorare con il presidente, tanto più che la Bhutto prima di essere uccisa era rientrata in patria proprio con un accordo di condivisione del potere con Musharraf.

Fremono le trattative in un Pakistan fatto di gente che con coraggio è andato votare sotto la minaccia delle bombe, speranzosa che qualcosa potesse cambiare.  “Le elezioni sono state corrette ma con riserve”, ha detto Lilli Gruber, deputata europarlamentare tra gli osservatori internazionali che hanno vegliato su queste elezioni. Molte cose ancora da migliorare, soprattutto per quanto riguarda il voto delle donne, ancora limitato. I risultati definitivi non sono ancora arrivati, ma la lotta per il potere è in pieno svolgimento.  

Giornalista di guerra e scrittrice

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: