RAWALPINDI – “Inshallah, se Dio vuole tutto andrà bene”, si sfoga una donna velata di azzurro che varca la soglia del seggio stringendo la carta di identità in mano. Ha paura che qualcosa di brutto accada. Poi ci pensa e dice che, tutto sommato, peggio di così non può andare. Il suo paese è allo sfascio. “Anche un piccolo cambiamento è meglio di niente”, dice Maida dirigendosi verso la cabina di cartone che nasconde il suo voto. Ha votato per il partito popolare, quello di Benazir Bhutto, l’ex premier trucidata il 27 dicembre scorso. Sa di votare un partito che ha perso la sua icona ma alla maggior parte dei suoi sostenitori non interessa. Quello di ieri, comunque andrà sarà un voto contro il presidente. O almeno lo è stato nella capitale Islamabad e a Rawalpindi la città gemella, dove il respiro di Musharraf si fonde con l’aria che i pakistani respirano. Eppure secondo i primi dati provvisori il presidente sarebbe nei guai con in testa il partito della Lega Musulmana capeggiato dall’ex premier Nawaz Sharif, seguito da quello Popolare di Benazir Bhutto.  Ma un punto il presidente lo ha segnato: quello della sicurezza. Nonostante una ventina di morti dovuti a litigi tra sostenitori dei vari partiti, non ci sono stati attentati. Il mezzo milione di addetti alla sicurezza ha protetto il voto. E passata la paura, i giovani sono usciti in strada a festeggiare come non accadeva da molto tempo, con le macchine gremite di sostenitori che sfoggiano i loro simboli, una tigre per Sharif, una freccia per la Bhutto, una bicicletta per Musharraf.

Bastava varcare di nuovo i seggi deserti avvolti nel buio per entrare nel mondo del conteggio. Scuole, cliniche, ex galere con poliziotti alle porte proteggevano la verginità dello spoglio delle schede. Da una parte le donne con i voti delle donne, una specie di pollaio, dove una decina di persone velate sedute a terra, rimestavano nelle schede sparse dappertutto e dall’altra gli uomini, più ordinati, forse più abituati, tutti forniti di fogli di carta dove con un grafia quasi ordinata segnavano i numeri. Il futuro del Pakistan giace in quei numeri.

“Sta vincendo il partito dell’ex premier Nawaz Sharif”, dicono in almeno quattro seggi, seguito dal partito orfano della Bhutto. E Musharraf? Quanti voti ha preso il presidente? “Ventisei”, dice quasi sottovoce il presidente di un seggio immerso in un quartiere della capitale abitato da funzionari statali. Ventisei voti su 746. Il presidente non riesce a trattenersi e scoppia in una sonora risata, tutti ridono alla disfatta del partito del re come lo chiamano loro. D’altra parte si sapeva, questo voto sarebbe stato strano e pieno di sfaccettature. Un partito senza leader, un altro con capo accusato di corruzione, una sorta di referendum per il presidente, e un pezzo di società molto variegato che ha deciso di boicottare le elezioni.

L’affluenza non è stata alta, molti seggi nelle città sono stati disertati, un po’ per paura, un po’ per il richiamo degli avvocati, delle minoranze, degli islamici che prevedevano brogli. Ma forse, se vincerà il partito della Bhutto e quello di Sharif, qualcuno tornerà sui suoi passi, il primo sarà proprio il presidente che ha già annunciato che collaborerà con qualsiasi coalizione si formerà. Non è detto però che l’opposizione accetti il compromesso, bastano due terzi del parlamento per invocare l’impeachment di Musharraf.  Ma la capitale non è tutto il Pakistan dove il 51% della popolazione analfabeta. Il Pakistan è anche la zona tribale del nord Ovest dove i mullah hanno ordinato agli uomini di non mandare le donne a votare, è il sud tribale dove una famiglia vota compatta da generazioni lo stesso partito. O Karachi dove spopola il partito della Bhutto o le zone rurali dove invece fanno il tifo per il presidente. Intanto però ad Islamabad i ragazzi festeggiano fino a notte inoltrata.  Le vie della capitale hanno visto troppo sangue per non sorprendersi dalle bandiere, gli striscioni, le macchine che strombazzano, sembra la fine di una partita di calcio, in realtà è un paese che cambia.

Giornalista di guerra e scrittrice

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