ISLAMABAD – Humayun Gauhar sta dalla parte giusta. Non importa chi vincerà le elezioni, chiunque salirà al potere sarà un suo amico, perché lui conosce tutti quelli che contano e non ha peli sulla lingua a dirlo: in Pakistan governa una elite e non importa quello che la gente pensa o vuole. “La politica è come il golf, la gente porta le mazze, guarda, sogna ma non partecipa mai al gioco, al massimo li si può far credere che mettere un foglio in una scatola faccia la differenza ma non è così”. Humayun Gauhar è il ghostwriter del presidente Pervez Musharraf. Ha scritto la sua biografia pubblicata nel 2006. “Sulla linea del fuoco”. Editore, uomo di affari, scrittore. “Possiedo delle compagnie, ma non le gestisco perché resterei al verde, per diventare ricchi bisogna comprarle e metterle in mano alle persone giuste”. E’ talmente franco da sembrare quasi simpatico, è raro incontrare in questo paese uno che dice le cose come stanno. Il suo fisico corpulento lo costringe a muoversi lentamente ma la sua lingua corre veloce. Un figlio d’arte, suo padre Altaf Gauhar, un guru della comunicazione, scriveva i discorsi per il presidente Ayub Khan che governò il Pakistan dal 1958 al 1969, scrisse anche la sua biografia, “Amici, non dominatori”.

Musharraf un giorno ha chiesto a Humayun di aiutarlo a scrivere la sua storia: “Eravamo a casa mia a fumare un sigaro, ci vediamo spesso, siamo amici, e mi ha detto che gli piaceva molto come scrivevo anche quando parlavo male di lui”. Hanno lavorato per due anni, incontrandosi la sera fino a notte fonda, creando temi e strutture, raccontando la storia di uno degli uomini più contestati di questo paese. Ma il biografo lo rispetta: “Quando un uomo sta al governo per otto anni deve prendere migliaia di decisioni, non possono essere tutte giuste, ha commesso degli errori ma ha cercato di fare del suo meglio. Ha tenuto lontano gli americani, ma gli ha anche preso soldi”. Sembra già sapere come andranno le elezioni legislative che in uno spaventato Pakistan si terranno lunedì: “vincerà il partito del presidente che però non otterrà la maggioranza dei seggi e dovrà allearsi con qualcuno, probabilmente secondo arriverà il partito popolare della Bhutto, poi quello dell’ex premier Nawaz Sharif”, mentre i partiti islamici hanno fatto una stupidaggine a boicottare il voto. Avrebbero vinto di più nel nord e la loro presenza in parlamento avrebbe continuato un dialogo con l’islam meno moderato. Se loro escono si perderà un interlocutore e i militanti ne approfitteranno”. Ma non solo, Humayun spiega che il Pakistan ha un sistema di governo inglese, tutto si tramanda, tanto il potere quanto la povertà. “Sei i poveri governassero allora dovrei pensare a come salvarmi il collo, ma finché ci sarà il figlio di qualcuno siamo a cavallo, i partiti islamici in realtà sono stati i primi a spezzare la catena delle dinastie, fanno male a ritirarsi dalla corsa. D’altra parte il nostro sistema è feudale e tribale”. Per lui Musharraf è ancora l’unica alternativa, anche se non augura a nessuno la fine della Bhutto, uccisa il 27 dicembre scorso, sa bene che il suo partito è allo sbando. “Ormai non è più un partito ma un culto, e la sua icona Benazir non c’è più. Suo marito che ne ha preso le redini, non piace a nessuno”.  Ma c’è di più, la Bhutto era diventata amica degli americani e questo non è gradito ai pakistani: “Tutti odiano l’America, hanno creato il caos, e se Musharraf ha un merito, è quello di averli tenuti fuori dal nostro paese, volevano combattere nelle zone tribali e lui ha detto no, volevano controllare il nucleare e lui ha detto no”.

 

Giornalista di guerra e scrittrice

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