ISLAMABAD – Donne velate si aggirano per il mercato rovistando tra i biglietti di auguri: è San Valentino anche in Pakistan. E anche se è un paese musulmano e in alcuni paesi del Medio Oriente è stato vietato celebrare una festa profana, in Pakistan la patria dei Talebani, il rifugio di al Qaeda ma con una forte società civile di cui spesso ci si dimentica, la festa degli innamorati si celebra. Non che ci si senta proprio sommersi dal romanticismo, ma forse anche per questo fa più tenerezza che in occidente.

San Valentino è il trionfo del kitch. Il cattivo gusto regna sovrano con i suoi cuori di stoffa pelosi con la scritta “Ti amo, “Per sempre”, le lampade con i brillantini, le confezioni appariscenti ed esageratamente grandi, le fontanelle di plastica che buttano acqua dappertutto fuorchè nella vaschetta. Signorine povere vendono fiori sfilando tra le macchine ferme ai semafori pagate poche rupie da uomini che sperano di strappare un sorriso alle proprie mogli.

Non è facile parlare di amore in Pakistan, non è qualcosa che in Europa si possa capire, quasi tutti i matrimoni qui sono combinati, ma Rashid, un giornalista che viene dalla turbolenta Peshawar, giura di amare sua moglie che ha visto la prima volta il giorno delle nozze quattro mesi fa. “Non c’è niente di strano, i nostri genitori ci conoscono, sanno cosa è meglio per noi, io ho visto una foto, era bella, ho detto sì e anche lei lo ha fatto, da quando ci siamo sposati abbiamo giorno per giorno imparato ad amarci e ora le voglio bene, sarà la madre dei miei figli”. Le ha regalato una cartolina e una candela, piccole cose che ancora contano in un paese dove lo stipendio di un tassista è di 50 euro al mese.

“Qualcosa è cambiato, quest’anno la gente è molto meno entusiasta, non vuole spendere, sembra presa da altre cose”, ci racconta Irfan Nasir, il padrone di un negozietto di oggettistica che ha decorato tutto di rosso, il pavimento è coperto da triangolini di carta, la vetrina è impacchettata di rosso come un regalo, i palloncini rossi scendono dal soffitto. “Sono venute soprattutto donne, comprano cose da poco, è il pensiero che conta. Oggi più che mai ci sono tanti problemi, tra tre giorni ci sono le elezioni e la gente ha paura di quello che accadrà, non ha voglia di festeggiare, c’è troppa violenza nell’aria”.

Poco più in là, oltre qualche negozio di cashimire, dvd e libri, Abid Malik, ha esposto la sua mercanzia: gigantesche cartoline, pupazzetti, cuoricini, palloncini. Questa mattina un’enorme biglietto di auguri costava 1200 rupie circa 12 euro, ma all’ora di pranzo era già sceso a 500 meno di 5 euro. “Ho venduto tanti peluche, costano solo 30 rupie, 3 euro – ci conferma Malik che non ha fatto gli auguri alla moglie perché non crede a queste feste commerciali – i pakistani sono romantici, ma non hanno soldi da spendere. Per tutto l’inverno è mancato zucchero e farina, per non parlare dell’elettricità, l’amore è un affare per i ricchi, non per la povera gente”.

Eppure a vedere le signore che girano tra i banchi pieni di roba con i loro vestiti colorati, non sembra, ci sono anche ragazzi giovani universitari che prendono regalini per le amiche. “Questo è per la mia fidanzata”,  dice Salim afferrando un cuore che quando si stringe dice “I Love You” . I suoi lo hanno promesso ad un’altra ma lui ama ricambiato una sua compagna di università e non sa cosa fare, forse troverà la forza per affrontare suo padre e spezzare quella catena che da generazioni fa si che i genitori scelgano per i figli.

Il Pakistan è sull’orlo della crisi politica ed economica, la violenza dilaga, al Qaeda terrorizza, le elezioni sono alle porte e tutti pensano che il presidente vincerà imbrogliando, ma resta l’amore di Salim e di quelli come lui e se alla fine trionferà, forse per questo paese allo sbando, ci sarà un po’ di speranza di cambiare le cose.

Giornalista di guerra e scrittrice

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