cara leida, non riesco a risponderti quindi lo faccio qui in pubblico. rispondendo al tuo commento.
Mi sono innamorata dell’Iran in pochi giorni e tre viaggi. Purtroppo io le donne le vedo infagottate. Le vedo ingrigite. Le vedo imprigionate. A meno che siano un po’ più ricche. Parlo della strada, dei vicoli, dei negozi, degli uffici. Nelle case scoppiano di gioia, di idee e intelligenza. Si vestono come vogliono e fanno quello che vogliono. Ma dentro, non fuori. Fuori l’unica che ho visto perdersi il velo per la strada ero io. L’unica che girava con la giacca aperta ero io nonostante mi dicessero che dovevo chiuderla. Al circo Togni hanno costretto una donna per esibirsi a fasciarsi il seno e a mascherarsi come un ninja per poter essere scambiata per un uomo. Lo trovo inaudito. Credo le donne siano belle quando sono libere di vestirsi come vogliono. E questo va detto. Ciò non toglie che il popolo iraniano sia stupendo, come molti altri che ho incontrato, ma come tutti ha dei limiti che non si possono non raccontare. Ho scelto di scrivere dell’altro Iran, quello della cultura, delle iniziative, ma l’essere un bel paese non significa che vada tutto bene. E spero che le donne iraniane un giorno trovino il modo di autodeterminarsi anche fuori da casa e dentro i loro vestiti.
Spero di incontrarti nel mio prossimo viaggio…
Barbara

Giornalista di guerra e scrittrice

One Comment on “A LEIDA

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