TEHERAN – L’impiegato che ha commesso l’errore è già stato licenziato. Non avrebbe dovuto farsi sfuggire il un libro che doveva essere censurato. Invece “Memorie delle mie puttane tristi”, l’ultimo capolavoro del premio Nobel Garcia Marquez è sfuggito alla rete della censura e prima che i mullah, le autorità religiose, se ne accorgessero aveva già venduto cinquemila copie. Un errore burocratico ha precisato il ministro della cultura che ha fatto in modo che venisse sospesa la pubblicazione della seconda edizione del libro. E’ la storia struggente di un vecchio che a novant’anni decide di festeggiare andando a letto con una ragazzina vergine di 14 anni. Appisolata nel suo letto la prima sera, non osa svegliarla, così ogni sera si ferma a guardarla, mai avrebbe potuto immaginare di innamorarsene. Un “errore burocratico”, ha precisato il ministro della Cultura. Uno sbaglio immediatamente corretto. Sono migliaia i libri occidentali bloccati dal ministero e non pubblicati nelle tipografie iraniane. L’Amleto di Shakespeare distribuito in Iran ha perso Ofelia nella maggioranza delle scene, mentre nell’Otello, il suo suicidio fu eliminato perché secondo i censori, “avrebbe rattristato le masse”. Anche Olivia è stata tolta a Braccio di Ferro. Ma nelle città si trova tutto, il mercato nero di Teheran non ha tanti rivali. Mentre i ragazzi girano con l’Iphone appena giunto in Europa, presto si troverà anche il libro di Marquez stampato illegalmente, comprato infrangendo le regole e letto nelle case iraniane dove lo Stato non lo fanno entrare. “Secondo i Guardiani della Repubblica Islamica – racconta Nazar Nafisi, autrice del best seller “Leggere Lolita a Teheran” – libri come Lolita o Madame Bovary sono moralmente corrotti. Danno il cattivo esempio ai lettori e li spingono a commettere azioni immorali. Eppure non leggiamo Lolita per sapere di più di pedofilia, così come non decidiamo di andare a vivere sugli alberi dopo aver letto il Barone Rampante di Calvino. Non leggiamo per trasformare le grandi opere letterarie in repliche semplicistiche della nostra realtà, ma per il sensuale puro e semplice piacere di leggere”. Silenziosamente gli iraniani accettano le regole imposte dal potere dei religiosi e sorridono allo shock occidentale quando accade qualcosa del genere. “Per noi non cambia molto. E’ come una strada che si interrompe, da qualche parte c’è sempre una deviazione che ci porta dove dobbiamo andare e mentre voi vi arrabbiate, noi siamo già a metà di un’altra strada”, mi spiega Massud, un ragazzo appena laureato in ingegneria. Nella casa di una dei più famose cantanti classiche iraniane, che ha smesso di cantare perché le donne non possono esibirsi da sole, la bellissima Solang avverte l’Occidente di non pensare che questo sia un paese avvolto nel buio: “Non bisogna confondere i discorsi frammentari con pensieri profondi, politica con etica, reality show con intrattenimento creativo. Non sempre sono i dittatori ad uccidere la cultura. Di sicuro qui non ci riescono. Possono avermi imbavagliato, la gente può non sentirmi, ma dentro la musica non smette mai”. Un indignazione pacata quella della gente abituata allo zelo dei mullah, d’altra parte  la censura della Repubblica islamica è stata sempre un po’ bizzarra: il primo mullah, dopo la Rivoluzione di Khomeini, incaricato nel 1979 di dare i permessi ai film che potevano andare in onda, era cieco.

 

Giornalista di guerra e scrittrice

One Comment on “Marquez non si deve leggere

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