ISLAMABAD – Un ritorno finito nel sangue, l’incubo di un attentato è diventato realtà. Due esplosioni, 40 morti, oltre 100 feriti, tra i quali due sovrintendenti di polizia, al Qaeda lo aveva detto. Ma Benazir Bhutto è salva e poco dopo mezzanotte quando ancora festeggiava, è stata trasportata a casa di corsa. Il suo veicolo leggermente danneggiato. Solo poche ore prima aveva pianto scendendo dall’aereo. L’emozione che per tutto il viaggio aveva tentato di trattenere era esplosa quando il portellone dell’aereo si era aperto su una giornata serena incorniciata da un cielo azzurro. Benazir Bhutto, con un leggero ritardo di trenta minuti sulla tabella di marcia, era tornata in Pakistan, accolta da una folla di centinaia di migliaia di persone.

“Se la mia gente lo vorrà, porterò la democrazia in questo paese, sono qui per loro”, ma anche per se stessa, finalmente a casa dopo otto anni di esilio, lontano dalle sue terre e dalla tomba del padre che dopo il bagno di folla andrà a visitare. Ripulita dalle accuse di corruzione, grazie all’amnestia del presidente Musharraf, è tornata da donna senza colpe nella terra che per due volte l’ha incoronata primo ministro, e che sembrava acclamarla per un terzo mandato.

“Questo è un sogno che si realizza, ho contato le ore, i minuti e i secondi, solo per vedere questa terra, l’erba, il cielo. Sono sopraffatta”, ha ammesso nel suo completo verde smeraldo arricchito da un velo bianco che le scivola dolcemente dalla testa.

La gente di Karachi era in festa, giunta da tutto il paese, hanno ballato, applaudito, sventolato le bandiere del partito popolare che la Bhutto anche da lontano non ha mai smesso di guidare. La politica l’ha nel sangue, in quello versato dalla sua famiglia a partire da suo padre, ucciso dal dittatore Zia ul Haq, seguito da quello dei suoi fratelli. Ventimila i poliziotti che hanno presidiato la sicurezza della città portuale, un furgone blindato dipinto dei colori del partito per proteggere la signora del Pakistan, che salita in cima si sporge per salutare la gente, mentre il mezzo a passo d’uomo, si è fatta largo in un mare di folla che l’acclamava. La Bhutto è tornata nonostante le minacce dei Talebani e di chi teme la divisione dei poteri che si consumerà tra lei e il presidente, è tornata per sconfiggere il terrorismo e riportare la democrazia. “Questa non è la vera immagine del Pakistan, la gente che vedete qui oggi è il vero Pakistan, gente che lavora, che vuole migliorare e che vuole una nazione moderna e moderata”, dice la Bhutto, ma tra la folla anche chi la vuole morta.

“Quando c’era Benazir non c’erano bombe perché con lei tutti lavoravano e nessuno era frustrato”, dice Azad Bhati, un contadino di 35 anni che da aspettato tutto il giorno per poterla vedere anche solo da lontano. Secondo gli analisti, i governi della Bhutto non sono stati particolarmente illuminati, ma a vent’anni dal suo primo mandato, quando divenne la prima donna premier di un paese musulmano a soli 35 anni, è riuscita benedetta dagli Stati Uniti a lastricare la via di casa, con un serrato negoziato con Musharraf che ha preso il potere con un colpo di stato nel 1999. Il presidente la cui popolarità è crollata per colpa della contagiosa violenza dei radicali islamici, ha promesso dividere il potere con la Bhutto e di trasformare la sua dittatura militare in una democrazia dove non sarà anche capo delle Forze Armate come ha fatto per otto anni.

Giornalista di guerra e scrittrice

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