ISLAMABAD – Benazir Bhutto torna a casa. Dopo otto anni di esilio arriva nella sua città natale ripulita di tutte le accuse di corruzione e pronta a tornare in politica. “Riporterò la democrazia, metterò fine ad un regime militare e gli estremisti bruceranno all’inferno”, ha detto il giorno prima di partire a Dubai circondata dalle due figlie e dal marito. Un discorso che deve aver fatto gonfiare il petto di orgoglio ai suoi amici americani che tanto hanno appoggiato il suo ritorno. Così anche  come il presidente Musharraf, che nonostante le abbia consigliato di posticipare il suo rientro, vede la sua carriera salva anche se un po’ acciaccata. Ad accoglierla centinaia di migliaia di persone, nostalgici, sostenitori del partito popolare che lei non ha mai smesso di guidare anche se da lontano. Centinaia di autobus affollati hanno attraversato il paese per raggiungere Karachi, decine di ore attraverso il verde di un paese che ha voglia di credere che questa donna possa fare la differenza. Massimo stato di allerta, 15 mila tra poliziotti e agenti di sicurezza sguinzagliati per le strade della città portuale, chiuse tutte le vie di accesso all’aeroporto e pattugliato tutto il percorso fino al mausoleo di Mohammad Ali Jinna, fondatore del Pakistan dove “la figlia dell’Est”, come ha intitolato la sua autobiografia, terrà il suo discorso alla folla uscendo per un attimo dal furgone blindato messo a disposizione dal presidente. Del suo arrivo non sono contenti i talebani che la Bhutto promette di combattere, anche se molti ricordano quando lei nel suo secondo mandato dal 1993 al 1996 ha tollerato la presenza dei radicali che si preparavano ad impossessarsi dell’Afghanistan. D’altra parte molti non dimenticano anche che nei suoi due mandati, mai portati a termine, il paese non è particolarmente cresciuto. Senza contare le 90 accuse di corruzione, un marito che ha scontato 8 anni di prigione che tutti ricordano chiamano il “signor 10%” per le mazzette che prendeva.

Tutto archiviato, la Bhutto che a 35 anni è diventata la prima donna premier di un paese islamico, ora è pronta a sedersi sulla poltrona del suo terzo mandato. Ci sono ancora dei dettagli da definire, l’amnistia firmata dal governo e dal presidente, che le cancella tutti i capi di imputazione, devono ancora essere confermati dalla Corte Suprema, c’è ancora da vedere se Musharraf, cancellerà quella clausola della Costituzione che proprio lui ha inserito che impedisce di concorrere per la terza volta, c’è da vedere se la Bhutto riuscirà a conquistare la fiducia del popolo in vista delle elezioni parlamentari del gennaio prossimo, vivendo sotto scorta e minacce di morte, non solo dei talebani, ma anche dei militari che vedono la sua presenza al potere come un indebolimento di quello che per anni è stato un regime militare. Pinky, come affettuosamente la chiamava il padre, a denti stretti dice di non aver paura, anche se le morti premature hanno costellato la dinastia politica dei Bhutto: suo padre, amato premier socialista negli anni ’70 fu impiccato dai militari dopo due anni di prigionia, il fratello avvelenato a Cannes nel 1985, un altro, ucciso in circostanze misteriose a Karachi nel 1996. Ma Pinky non si ferma, conosce la prigione, conosce l’esilio, conosce la politica e soprattutto la sete di potere.

Giornalista di guerra e scrittrice

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: