KABUL – Waheed Mozhda è uno dei massimi esperti per tutto quello che riguarda i Talebani. Prima dell’11 settembre quando i Talebani regnavano sull’Afghanistan Mozhda lavorava al ministero degli Esteri. Il suo ufficio non è lontano dalla zona ovest di Kabul, dove quel che resta della città è un cumulo di carcasse di edifici. Tutte le guerre afgane sono passate da quella parte, aggiungendo ruderi su ruderi. Il suo ufficio spoglio non ha niente di personale solo qualche poltrona, con i muri da poco dipinti di bianco. Il contrasto con l’esterno fatiscente e distrutto è molto forte, così come l’odore di cibo cucinato che arriva da un’altra stanza. “Stanno preparando l’Iftar (il pasto serale dopo una lunga giornata per il Ramadan, il mese del digiuno)”. Mozhda non sa ancora che l’ingegnere tedesco rapito  sarà rilasciato di lì a qualche ora, ma sa quello che vogliono i talebani, “uno scambio. E’ accaduto anche con i sud coreani, loro sono stati più bravi degli italiani a mantenere il segreto, ma anche loro hanno dovuto consegnare almeno 8 detenuti, almeno due dei quali comandanti di un certo rilievo”.

Mohza racconta di un potere che gli americani hanno creduto di cancellare alla fine del 2001, ma mai come ora i Taleban sono in forze e tengono sotto controllo buona parte del sud del paese. “Lo scopo dei taleban è di liberarsi della presenza straniera, grazie alla possibilità di sconfinare in Pakistan quando vogliono, possono andare avanti indietro, quando ne hanno bisogno. Nelle zone tribali pakistane ci sono cliniche dove vengono curati i feriti, capi di addestramento, scuole e protezione per le famiglie”. Secondo Mohza è Kandahar, la provincia meridionale, il cuore dell’impero talebani, “la loro strategia sta cambiando, adesso usano molto di più i kamikaze ed esplosivo più potente per lo più C4 viene da paesi come l’Iraq e l’Iran, ci sono indicazioni di membri che vanno in Iraq per addestrarsi. I primi talebani erano principianti ora ci sono veri e propri esperti. E temo che la situazione si destinata a peggiorare, soprattutto qui a Kabul”.

Mozdha spiega come la gente non si ribella alla presenza dei Taleban nel sud, “ci sono posti dove i residenti hanno tre possibilità, stare con il governo, con i talebani o andarsene. Per fuggire ci vogliono soldi e molti nel sud non ne hanno, chi resta è costretto ad accettare la presenza dei militanti, ad offrire rifugio, a dividere il proprio cibo, a sopportare la loro vicinanza, poi arrivano le truppe straniere con i loro raid e uccidono militanti e civili insieme, questo fa imbestialire la gente. L’Isaf (contingente delle Nazioni Unite) per combattere ha bisogno dell’appoggio della gente”. Ma non tutti ce l’hanno con i militari stranieri: “Nel nord la situazione è molto diversa, gli afgani sono grati a quello che fa la comunità internazionale, in particolare i tedeschi e gli italiani hanno fatto molto per la ricostruzione, gli afgani si rendono conto che queste persone sono lontano dal loro paese pronti a morire per loro, il sud è un’altra storia”.

Intanto a Kabul si respira paura, il ritorno dei Taleban ricorda tempi che nessuno vuole ricordare. “Un giorno vennero alla mia scuola e ci dissero che dovevamo farci crescere la barba da buon musulmano, avevo solo 17 anni e non mi cresceva e solo per questo venivo picchiato con un bastone”, ci dice il traduttore mentre l’analista è impegnato in una telefonata. “Temo che ci saranno attacchi, che la situazione peggiorerà, questo colpire a caso, crea il panico e quello che i talebani vogliono dimostrare è che se non ci fossero le truppe straniere tutto andrebbe meglio”, dice Mozhda scuotendo la testa e strofinandosi gli occhi. All’improvviso ci accorgiamo che gli occhi di tutti nella stanza bruciano. Sarà qualche arma chimica? “Non vi preoccupate nell’altra stanza stanno tagliando le cipolle, saremo in tanti stasera a cena”.  

Giornalista di guerra e scrittrice

One Comment on “Parla il massimo esperto di Talebani in Afghanistan

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