ISLAMABAD – Musharraf è un uomo fortunato, o almeno lo è stato nelle ultime 72 ore, prima con  le elezioni vinte anche se ancora non può festeggiare, poi con l’elicottero precipitato. Poteva esserci lui sopra, invece era su quello vicino. Lui non dice mai su quale sale proprio per evitare il rischio di attentati, ma questa volta sembra proprio che a sfidare la sua fortuna sia stato un brutto guasto.

Gli elicotteri erano partiti solo da pochi minuti, in testa quello che trasportava il presidente Musharraf, sugli altri due lo staff, i giornalisti e militari che lo seguivano nella sua visita nei paesi colpiti due anni fa dal terremoto che uccise 100 mila persone. Doveva essere una giornata della memoria, dove il presidente avrebbe dovuto vedere quanto poco era stato fatto per ridare una casa a quei 3 milioni che ancora vivono in tenda. La gente grida vendetta, il malcontento è palpabile, il dolore che aleggia tra le montagne del Kashmir ha gli occhi dei bambini che dormono sui materassi aspettando un inverno implacabile. Molti di loro moriranno nei prossimi mesi, perché non hanno un riparo o abbastanza cibo, nonostante i milioni di dollari in aiuti che sono arrivati e sono stati inghiottiti, spariti, chissà dove. Musharraf doveva vedere tutto questo, quando all’improvviso, uno dei due elicotteri di scorta, ha cominciato a perdere il controllo e velocemente a precipitare verso quella terra fatta di montagne altissime, boschi e vallate. L’atterraggio di emergenza del pilota ha impedito che morissero tutti i dodici passeggeri, ma quattro, tre militari e un cameraman non sono sopravvissuti.

Immediata l’apertura di un’inchiesta, ma secondo le prime indagini, quello dell’elicottero sembra un incidente non un sabotaggio né un attacco. Non sarebbe la prima volta che il presidente guarda in faccia la morte, musharraf è sopravvissuto ad almeno tre attentati tutti rivendicati dal Al Qaeda, l’ultimo il luglio scorso quando tentarono di abbattere il suo aereo in partenza dall’aeroporto militare di Rawalpindi.

Settantadue ore difficili per il presidente Musharraf: due giorni fa è stato rieletto presidente, ma prima di festeggiare, dovrà aspettare ancora una decina di giorni perché la corte suprema si pronunci sulla legittimità della sua candidatura. Poi l’elicottero che precipita e infine la guerra che infuria nel nord del Waziristan, la provincia a confine con l’Afghanistan roccaforte della militanza sunnita e covo di al Qaeda.

Perché di guerra si tratta, di un conflitto quasi impossibile da seguire, perché nessuno che non sia un soldato, un militante o un residente, si può avvicinare. Nella terra di nessuno, su quella frontiera dove da secoli le tribù sono abituate a muoversi tra un paese e l’altro, incombe una battaglia violentissima, in una terra montagnosa, arida, molto diversa dal Kashmir, ma pur sempre violata dalla crudeltà umana. Sarebbero almeno 50 i soldati uccisi nelle ultime ore, più di 130 i militanti, mentre nelle mani dei Talebani restano 200 militari in ostaggio da settimane. In alcuni paesi è stato imposto il coprifuoco, i residenti fuggono e anche i soldati che guadagnano un euro al giorno, spesso si arrendono piuttosto che combattere. “L’esercito pakistano non è in grado di gestire questa guerra, abbiamo bisogno di aiuto – ci dice la professoressa Farzana Bari, esperta di diritti umani che chiama mostri i fondamentalisti. Una lotta dove la sconfitta di uno segna quella dell’altro. Musharraf sa che la minaccia di Al Qaeda serve al mantenimento del suo regime militare e alla montagna di finanziamenti gli arriva dagli Stati Uniti, non a caso quando con un colpo di Stato nel 1999 strappò il potere al suo predecessore, il paese sull’orlo della bancarotta fu di fatto salvato dai miliardi di dollari americani che piovuti dopo l’11 settembre. Una guerra che l’alleato Musharraf, presto dovrà smettere di combattere in prima persona dopo la promessa di disfarsi della divisa come chiede la Costituzione pachistana. Il suo posto verrà assunto dall’amico generale Ashfaq Kiyani, ex capo dei servizi segreti, ieri investito della carica di vice capo delle Forze Armate.

 

 

Giornalista di guerra e scrittrice

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