ISLAMABAD – Non si può dire ma tutti lo sanno: Pervez Musharraf ha vinto le elezioni. Non poteva essere altrimenti visto che hanno votato in parlamento e alle assemblee provinciali solo quelli che avrebbero nominato lui, mentre tutti gli altri deputati si sono astenuti. 252 voti su 257, a parte uno, gli altri sono andati a Wajihuddin Ahmad, il candidato delle elezioni presidenziali del movimento degli avvocati, quelli che nel giorno del voto hanno dato più filo da torcere al generale, scatenando manifestazioni in tutto il paese, alcune delle quali finite in scontri violenti con la polizia. A Peshawar il presidente dell’ordine degli avvocati è finito in ospedale con le gambe rotte.

Un clima teso, migliaia di poliziotti sguinzagliati per le strade, dopo un po’ si sono rifugiati all’ombra degli alberi, ma non infuocato, placato dalla decisione della Corte Suprema di rimandare il giudizio sulla legittimità della candidatura di Musharraf al 17 ottobre prossimo. Una scintilla di speranza per la società civile che sogna un cambiamento. Un fastidio invece, per il presidente che fatica a rinunciare, come chiede la Costituzione, al suo ruolo di capo delle forze armate. Ma la divisa, considerata una seconda pelle, nella serata delle elezioni, è riuscita a strapparsela presentandosi alla nazione con una giacca blu e una camicia bianca. Appello alla riconciliazione nazionale lanciato a opposizione media e soprattutto gli avvocati ai quali ha chiesto di pensare soprattutto agli interessi del paese.  “Chino la testa davanti a Dio onnipotente per avermi dato una così grande vittoria”, ha detto Musharraf senza sprizzare di gioia.

Per le strade di Islamabad la gente non si scompone troppo, tutti sapevano che il generale avrebbe vinto e non si aspettano sorprese. “La democrazia non va bene, l’esercito si, perché non sono corrotti”, dice un anziano sostenitore di Musharraf che possiede un negozio di computer, contrari e arrabbiati invece i giovani studenti che non vogliono crescere in quella che liberamente chiamano dittatura. “Non possiamo parlare di politica perché verremmo espulsi – dice una giovane studentessa di microbiologia un po’ preoccupata poco prima di straripare come un fiume in piena – vogliono costringerci a fare quello che vogliono, viviamo schiacciati da un regime, Musharraf vuole imporci le sue idee, ma non ci riuscirà”. Di lei si vedono solo gli occhi che si muovono eccitati sotto un velo che le copre tutto il resto del viso. I commenti della gente in Pakistan contano poco per il vincitore, ma le congratulazioni della Casa Bianca, forse un po’ troppo premature, visto che i risultati non sono ufficiali, avranno reso felice il presidente, fedele alleato nella lotta al terrorismo che continua a colpire, ieri nella regione del Waziristan sul confine con l’Afghanistan un convoglio militare è stato attaccato, tre soldati uccisi e altri 28 rapiti. Un colpo che schiaccia al paese ma serve a Musharraf a dimostrare che lui è l’unica risposta ad Al Qaeda.

Giornalista di guerra e scrittrice

One Comment on “Mezza vittoria per Musharraf

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