L’Afghanistan li ha inghiotti, nell’unico modo capace di fare: creando un intricato mistero, traboccante di voci, di supposizioni, di verità e di smentite. Per ora, non ci sono neanche i nomi delle due persone scomparse a Shindad, 120 km a sud di Herat, non lontano dal confine iraniano, una delle zone più calde della provincia sotto il comando italiano.

I fatti si fermano con la sparizione, ma già ci sono versioni differenti sul loro mestiere, sottufficiali dell’Esercito, impegnati in azioni di rapporto con le istituzioni locali, dice Sergio De Gregari, presidente della commissione Difesa del Senato, uomini dei servizi segreti italiani, afferma l’emittente televisiva al Jazeera spesso usata dai gruppi estremisti come megafono delle loro richieste.

Qualcuno dice che sono stati rapiti, un gruppo legato ai talebani avrebbe rivendicato il sequestro, ma il filone ufficiale del movimento ancora nega che i due siano nelle loro mani. Secondo l’agenzia afgana Pajwok che nel sequestro dell’inviato di Repubblica, Daniele Mastrogiacomo nel marzo scorso, si era rivelata attendibile, un capo tribale ha detto di avere ricevuto una telefonata da una “banda non identificatasi” che avrebbe rivendicato il rapimento. Un altro “anziano” di Shindand ha detto alla Pajhwok che gli stranieri, accompagnati da un interprete, viaggiavano su un’auto privata da Farah a Azizabad. Versione confermata dagli investigatori afgani che per primi hanno dato la notizia. “In base alle nostre informazioni – ha detto il capo degli investigatori Ali Khan Husseinzada che si sta occupando del caso – due italiani e due afgani hanno lasciato la città di Herat a bordo di due auto, sabato. Hanno parcheggiato una delle auto in una zona di Shindand e sono partiti a bordo dell’altra verso un’altra direzione".

Con i due italiani c’erano anche l’autista e il traduttore, i primi a rischiare la vita, perché se gli italiani almeno hanno la “fortuna”, di valere un negoziato per un riscatto, come dice un detto del posto, “il sangue degli afgani è gratis”.

Nessuna conferma del rapimento, per ora. Haji Mohammad Alam, capo della polizia del distretto di Shindand, ha detto che “due italiani con due afgani” sono passati due giorni fa al posto di blocco di Azizabad (a Shindand) e non sono più tornati. “Non sappiamo dove siano, né possiamo confermare che siano stati rapiti", ha detto all’agenzia di stampa Ansa, che lo ha contattato telefonicamente.

I militari, dal cambio della macchina, non avrebbero rispettato alcuni degli appuntamenti telefonici previsti in questi casi, circostanza che fa ritenere l’ipotesi del rapimento come la più accreditata, anche tutte le possibilità restano aperte.

La zona di Shindand è spesso, se non tanto come altre parti dell’Afghanistan, teatro di sparatorie, di agguati, così come la provincia di Farah, sempre sotto il controllo italiano, sbocco naturale per i talebani che dal sud loro roccaforte, vogliono risalire per qualche azione destabilizzante.

Intanto in Italia per le famiglie, per il momento ancora anonime, sono state avvisate dell’incubo che si apprestano a vivere e come da copione italiano, la scandalosa guerra politica in Italia, tra “soldati dentro e soldati fuori” è cominciata, prima ancora che la sorte di queste due persone sia chiara.

Ironia della sorte, solo qualche giorno fa il contingente italiano che con duemila soldati controlla la regione di Herat, ha stanziato un milione di dollari per finanziare progetti di sviluppo. Ma è questo che fanno gli italiani in quel pezzo di terra montagnoso, diviso da picchi e vallate dove a volte ci vogliono ore per raggiungere paesi dove la gente vive ancora nel medioevo.

Girano armati, pattugliano le strade, indossano elmetti, ma sotto le loro corazze ci sono mani che hanno costruito ospedali, scuole, dato soldi per computer, insegnato mestieri e portato medici per curare la popolazione che sorride e saluta al passaggio dei loro mezzi bianchi caratterizzati da una bandierina italiana che non sono mai stati costretti a togliere, come in altri posti dove meno si da nell’occhio e meglio è.  Ma ad Herat non era così, non lo è mai stato, i soldati sono ben visti e loro guardano la gente con gli occhi di chi sa che questo paese ti entra nel cuore. Ma se i due italiani si sono imbattuti nei Talebani, dovranno affrontare il mostro che nasconde questo l’Afghanistan, chiunque essi siano. 

Giornalista di guerra e scrittrice

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