BEIRUT – Nessun accordo politico sul candidato presidenziale libanese e con ogni probabilità le elezioni previste per domani saranno rimandate. D’altra parte le consultazioni, quelle vere e serie sono appena cominciate.

La partita si gioca tra una maggioranza antisiriana resa ancora più risicata dalla morte di Antoine Ghanem, ucciso mercoledì scorso da un’autobomba, una coalizione che vuole eleggere un suo uomo e l’opposizione guidata dal movimento degli Hezbollah e sostenuta da Damasco che preme per un compromesso sul candidato. Questa opposizione minaccia di bloccare qualsiasi nome sgradito boicottando la sessione di martedì, 14 deputati degli Hezbollah, il partito sciita radicale, hanno già annunciato che non verranno a votare.

Per eleggere il presidente ci vogliono i due terzi del parlamento ma con lo stratagemma dell’assenza, non si raggiungerà il quorum, costringendo gli antisiriani a trattare, potendo usufruire solo 65 voti su 128, grazie anche alle morti non naturali dei suoi membri. Negli ultimi tre anni sono stati uccisi 7 parlamentari.

L’opposizione vuole un accordo sul candidato in modo da rafforzare il proprio potere nelle prime elezioni presidenziali dal ritiro dei militari siriani nel 2005. Ma gli antisiriani che già controllano il governo, sperano che questo voto renda possibile rimpiazzare l’attuale presidente filosiriano Emile Lahoud.

Candidato della maggioranza è Nabil Lahoud, mentre l’opposizione appoggia Michel Aoun, capo del maggiore blocco cristiano in parlamento e alleato sia degli Hezbollah che di Amal, un’altra fazione sciita legata al presidente del parlamento Nabih Berri. Entrambi non saranno mai accettati. Candidati che invece potrebbero avere un futuro sono il capo dell’Esercito Michel Suleiman e il Governatore della Banca Centrale, Riad Salameh.

“Le elezioni slitteranno ad ottobre – sostiene Amin Gemayel, ex presidente e leader della maggioranza antisiriana che per la prima volta in sei mesi di stallo politico ha voluto incontrare Berri avviando di fatto le trattative – questa sessione sarà solo il primo di una serie di incontri e alla fine ci accorderemo per un presidente capace di unire tutti”. La fine è il 24 novembre quando scade il mandato di Emile Lahoud, se entro dieci giorni prima non si sarà trovata una soluzione i poteri del presidente finiranno nella mani del governo, e una delle conseguenze potrebbe essere la frattura della fragile politica, un vuoto pericoloso che porterebbe alla formazione di due governi e all’incubo peggiore dei libanesi: una nuova guerra civile.

Per ora il centro di Beirut è una città sotto assedio, da domani tutta l’area intorno al parlamento sarà dichiarata zona militare per permettere ai deputati antisiriani sotto scorta, di raggiungere l’assemblea legislativa dall’hotel di lusso dove sono stati rinchiusi per essere meglio protetti. Strade bloccate e deserte, posti di blocco e controlli capillari, la città si anima solo la notte, quando i giovani, cristiani, sunniti o sciiti che siano, si tuffano nella frenetica movida libanese per dimenticare un paese che di giorno continua a deluderli.  

Giornalista di guerra e scrittrice

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: