Ogni volta che qualcuno bussa alla porta, Nyaz, Hassan e Jaffar si guardano e pensano che sia giunta la loro ora. Ormai da sei mesi vivono insieme a casa di Wissam in un quartiere di Baghdad. Anche se loro non riescono proprio a definirla vita. Si nascondono. Trascorrono le giornate ciondolando in due stanze aspettando che qualcosa succeda, qualcosa di grosso, come la fine della guerra o l’arrivo del messia, perché solo così potrebbero vedere un futuro davanti a loro. Hanno paura ad uscire. Non possono più lavorare. La loro unica distrazione è internet, ma visto le spie che affollano le chat che di solito frequentano, hanno paura anche della rete.

Nyaz, 28 anni, fino a poco tempo fa era una dentista, la sua famiglia aveva faticato molto per farle finire gli studi e tutti speravano che avesse una brillante carriera di fronte. Hassan, 34 anni è un giovane attore, ha studiato all’accademia d’Arte di Baghad e immaginava di recitare in tutti i teatri del mondo. Jaffar appena 17 enne non ha ben chiaro che cosa aspettarsi dalla vita, sa che quello che ha avuto finora, non è stato molto. Questi tre ragazzi nascondono un segreto che un giorno li ucciderà. Nyaz, Hassan e Jaffar sono gay.

Nyaz fa perfino fatica a parlarne, è terrorizzata che qualcuno scopra la sua relazione con una donna, basterebbe il sospetto per essere condannata a morte. Ha smesso di vedere la sua compagna. E’ troppo pericoloso, è già stata minacciata diverse volte, e poco prima che “sparisse” per rifugiarsi da Wissam, le milizie del Mahdi, l’esercito di Moqtada al Sadr, il leader radicale sciita, le avevano ordinato sposarsi con un vecchio mullah. Ma al solo pensiero trasale. “Quando lavo i piatti, penso a come sarebbe semplice prendere un coltello, tagliarsi le vene e farla finita. Non è forse quello che vogliono tutti? Per loro, per quello che è diventato il mio paese oggi, sono un mostro, una persona che non è degna di vivere, una donna senza religione, senza morale, senza diritti. Che io sia un medico, che sia una persona per bene non conta nulla”, ci dice Nyaz sfregandosi via le lacrime collegata in videoconferenza con i suoi compagni di sventura.

Hassan le tiene la mano, lui sa cosa significa perdere una persona che si ama, il suo compagno è stato rapito all’uscita della palestra. Ha visto quelli del Mahdi che lo portavano via e per tre ore è rimasto accucciato in un angolo sperando che non si accorgessero che c’era anche lui. Qualche giorno dopo il corpo del suo ragazzo è stato ritrovato alla camera mortuaria, era stato legato, torturato e sgozzato. In tasca un biglietto con la scritta “Sono gay”. “A mio fratello, gli amici gli hanno detto che considerato il caos in cui viviamo, avrebbe potuto uccidermi senza che nessuno se ne accorgesse, e così lavare il disonore caduto sulla famiglia”.

A Jaffar piaceva tenere i capelli lunghi, mettere vestiti un po’ appariscenti, ma un giorno ad un posto di blocco la polizia lo ha fermato. “Mi hanno trascinato fuori, hanno detto che volevano fare sesso con me, ma quando mi sono rifiutato mi hanno picchiato e violentato con un manganello. Speravo solo di non morire. Mi sono sentito così umiliato”. Abbandonato in mezzo la strada, sanguinante e ferito, nessuno lo ha soccorso.  

La comunità gay, così come tutte le minoranza in Iraq, che siano religiose o intellettuali, sono nel mirino degli integralisti. Il Grand Ayatollah al Sistani, la massima autorità religiosa sciita, considerato un uomo saggio e punto di riferimento per americani e inglesi per la stabilità del paese, nell’ottobre 2005 ha emesso una Fatwa, una sentenza religiosa, che diceva che gli omosessuali andavano uccisi. Le proteste internazionali delle associazioni umanitarie, hanno costretto a rimuovere l’editto da internet, ma la disposizione resta. E l’esercito del Mahdi e quello del Badr, la milizia che fa capo allo Sciri il partito sciita più importante nel governo iracheno, hanno preso l’ordine alla lettera. Della polizia, infiltrata di militanti, non si fidano, spesso neanche della propria famiglia travolta dalla vergogna di avere un figlio “diverso”. Le organizzazioni umanitarie che si occupano di gay, confermano un aumento sconvolgente di agguati contro gli omosessuali da parte della polizia. Le Nazioni Unite hanno sfornato un rapporto preoccupante sulla situazione e in cui si parla di corti religiose che sentenziano a morte i gay.  

“Nessuno si occupa di questi ragazzi – spiega Wissam, 40 anni, che dirige la casa sicura in cui si sono rifugiati Nyaz, Hassan e Jaffar, noi abbiamo case ovunque a Baghdad e soprattutto nel sud. Molti ragazzi vorrebbero un passaporto ma comprarlo al mercato nero è costoso, circa 15 mila dollari. Il governo non se ne occupa, per loro la violenza è solo un fatto interreligioso, non vogliono entrare nel dettaglio del problema”. Wijdan Michael, la ministra per i diritti umani sostiene di non aver ricevuto alcuna denuncia di attacchi contro i gay: “Temo che le Nazioni Unite stiano ingigantendo il problema, tutti gli iracheni vengono attaccati in Iraq, non perché sono gay ma per la loro appartenenza settaria”.

Wissam scuote la testa: “purtroppo non è così, la violenza settaria è come un pentolone nel quale ci si infila tutto, ma gli attacchi non sono solo religiosi, ma anche verso le donne che non portano il velo, quelle che vogliono lavorare, contro chi indossa pantaloncini o ama lo sport, contro chiunque non si pieghi al radicalismo islamico”.

I compagni di Wissam annuiscono, “Quando gli americani arrivarono ero felice – dice Hassan – Saddam non mi piaceva, ma con il tiranno eravamo tollerati, potevamo avere una vita sociale, c’erano locali per noi, bastava che fossimo discreti. L’America purtroppo non riesce ancora a capire cosa ha fatto a questo paese. Hanno lasciato che i fanatici religiosi andassero al potere. Ora siamo liberi, certo: liberi di vivere nascosti, di fuggire all’estero per salvarci o liberi di morire per il crimine di essere gay”. 

Giornalista di guerra e scrittrice

2 Comment on “Il pericolo di essere gay a Baghdad

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: