“La gente non dovrebbe criticare le donne o parlare male di noi. Ci dicono che abbiamo perso la via, ma nessuno ci chiede perché abbiamo dovuto prendere questa direzione”, dice Suha, 37 anni, un velo che le incornicia il viso come vogliono gli estremisti in Iraq. Suha per dar da mangiare ai suoi tre figli vende l’unica cosa che possiede per otto dollari al giorno: il suo corpo.

 “Non ho abbastanza soldi per portare i miei bambini dal medico, e sono disposta a fare qualunque cosa per proteggere i miei figli, perchè sono una mamma”, afferma con fierezza e un’eleganza abbastanza insolita per le strade di Baghdad.  “E’ vero, sono diventata una prostituta, e non importa cos’altro potrò diventare, sono una madre e questa è l’unica cosa che conta”. Suha sfrega le mani nervosamente, suo marito crede che lei quando esce per lavorare, vada in giro a pulire le case.

Lo stesso pensa la famiglia di Karima. “All’inizio pulivo per davvero, ma non guadagnavo un granché. Non importava quanto duro lavorassi, non prendevo mai abbastanza – dice Karima, una ragazza di 30 anni con cinque figli dagli 8 ai 17 anni – mio marito è morto di cancro 9 mesi fa e non mi ha lasciato nulla”. Il figlio più grande potrebbe lavorare, ma visto la situazione lei ha troppa paura che esca di casa e venga ucciso in qualche attentato, preferendo sacrificare se stessa piuttosto che far correre un pericolo al figlio. La prima volta che si è prostituita è accaduto mentre puliva un ufficio. “Hanno approfittato di me – rivela a bassa voce – all’inizio ho reagito, poi ho capito che dovevo farlo per mantenere il lavoro”.

Sia Suha che Karima, hanno clienti che le chiamano un paio di volte a settimana, altre donne adescano potenziali clienti al mercato o ciondolano vicino alle macchine parcheggiate. Una cosa sembra certa, la scelta di prostituirsi sta diventando per le donne irachene l’unico modo per sopravvivere. “Sta aumentando – dice Suha – me ne rendo conto parlando con le amiche. Ne ho appena scoperta un’altra, anche lei è stata costretta dalle circostanze”. La violenza, il costo della vita, la mancanza di un aiuto pubblico verso le donne, lasciano poche altre possibilità a chi ha bisogno.

“Siamo al punto in cui c’è una parte della popolazione femminile che deve vendere il proprio corpo per tenere i figli vivi – spiega Yanar Mohammad, capo dell’Organizzazione per la Libertà delle Donne in Iraq – è comunque un tabù di cui non si può parlare. C’è una gran quantità di donne vittime della guerra che vendono anima e corpo. Ci spezza il cuore vederle, e cerchiamo di lavorare per avvicinarle e aiutarle”. La squadra di Yanar batte le strade di Baghdad cercando di individuare queste donne, che loro chiamano vittime, spesso troppo umiliate per farsi avanti da sole. “La maggior parte delle donne che incontriamo nei reparti degli ospedali hanno tentato il suicidio e quasi tutte sono passate attraverso la prostituzione”. Il gruppo di Yanar cerca di portare casi specifici ai vari partiti, ma spesso, troppo presi dai problemi politici, sono sordi ai bisogni e ai problemi della gente. “Ci siamo imbattuti in una donna che viveva in una stanza con i suoi tre figli. Faceva sesso in quella stessa stanza, ma faceva stare i figli in ogni angolo con la faccia rivolta verso il muro. Potevamo non fare niente? Queste donne cercano solo di sopravvivere in questa terra devastata e che soprattutto non perdona. Non sono certo felici di quello che fanno”, dice Yanar. “Ogni volta che vedo i miei figli seduti al tavolo imbandito di cibo, so che sto facendo la cosa giusta. E’ solo per loro. Sono l’unica cosa bella della mia vita e senza di loro non potrei mai vivere -, dice Karima, ma un nodo che le stringe in gola –  non permetterò mai che mia figlia faccia questo. Piuttosto la sposo a tredici anni”. L’ultimo ricordo felice di Karima, risale ai tempi di suo marito quando erano una famiglia e insieme si sentivano forti. La figlia di Suha vorrebbe fare la dottoressa, e lei non osa dirle che sarà un solo un sogno. “Non è che siamo nate prostitute, né lo abbiamo nel sangue, ma questo è quello che porta la guerra. Non credete a chi parla di libertà. Quello che faccio si sta nutrendo di me”.  

Giornalista di guerra e scrittrice

2 Comment on “Puttane per salvare i figli

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