La Stampa

di Barbara Schiavulli

La paura più grande di Tariq el Essawi non è di morire, sa che prima o poi accadrà, ma di sparire nel nulla, senza che nessuno della sua famiglia sappia come ritrovare il suo corpo. D’altra parte a Baghdad non si muore più di malattia o di vecchiaia, sono gli uomini incappucciati, la morte con il kalashnikov, il terrore più grande degli iracheni. Tariq ha preso una decisione, farsi tatuare, marchiare la pelle per distinguere quel suo corpo che un giorno potrebbe essere fatto a pezzi o troppo putrefatto per essere riconosciuto, da qualsiasi altro. “Ho la stessa età di un ulivo”, si legge chiaramente sul braccio sinistro di Tariq, solo lui e la sua famiglia conoscono la spiegazione di quella frase che risale ai tempi della sua nascita, quando suo padre fece piantare un ulivo nel giardino il giorno in cui il piccolo Taroq che ora ha trentasei anni, si affacciò al mondo. “Ho scelto queste parole perché i miei parenti e gli amici conoscono il nostro ulivo”, racconta Tariq, papà di due bambini. Non è l’unico, è ancora un fenomeno abbastanza sotterraneo quello del tatuaggio, perché non è una pratica molto amata dall’Islam, ma l’idea di venir dimenticati è più forte di qualsiasi altra cosa.

Assam el Taibi si è fatto tatuare il numero di telefono sul braccio. “Ho preferito non mettere il nome della famiglia in modo tale che non si distinguesse se sono sciita o sunnita, in Iraq con il nome possiamo essere identificati e immediatamente uccisi a seconda di quale banda incappiamo. Ho messo solo il numero nella speranza che qualcuno avverta la mia famiglia se il mio corpo finisse alla camera mortuaria”.

Tutti sanno di cosa parla Assam, ogni giorno a qualsiasi ora c’è una lunga processione di persone che sfilano davanti alle celle frigorifere degli ospedali della capitale nella speranza di ritrovare il corpo di qualche caro. “Quando recuperiamo cadaveri abbandonati in varie zone della città, nelle discariche o nel fiume, spesso devastati dalle torture, o hanno la faccia cancellata da un proiettile – spiega Hussein, un poliziotto che preferisce restare anonimo per ragioni di sicurezza – ed è quasi impossibile identificarli. E’ uno strazio per i familiari non sapere che fine hanno fatto le persone che amano”.

Ma la situazione può essere anche peggiore, Salaheddin Enad al Jaburi, tassista di 55 anni e padre di sei figli,  ha trascorso dieci giorni parlando con uno sconosciuto e trattando il rilascio di sua figlia che dicevano di aver rapito. “Ho venduto la macchina, l’oro di mia moglie, la maggior parte dei mobili di casa, per racimolare i diecimila dollari per il riscatto che mi avevano chiesto. Li ho pagati e il giorno dopo uno mi ha richiamato dicendomi che ero un’idiota perché il corpo di mia figlia si trovava alla camera mortuaria da dieci giorni. Era vittima di un’autobomba, non era stata rapita”.

“La tecnica è quella di raggiungere i luoghi delle esplosioni, raccogliere i cellulari che ancora funzionano, gli orologi, i portafogli e usarli per imbrogliare i parenti delle vittime”, ci spiega il poliziotto Hussein.

“Siamo una decina a Baghdad e fuori nelle varie province non saremo più di un’altra dozzina – ci dice Ibrahim Samat, un tatuatore – negli ultimi due mesi ho tatuato un centinaio di persone dai 20 ai 60 anni, è una cosa abbastanza insolita, ma soprattutto sono i disegni che mi richiedono, per lo più scritte, nomi, cognomi e numeri di telefono. Ho perfino tatuato un neonato. Molti giovani sono affascinati dal modello americano, dai film o dai soldati che hanno enormi tatuaggi da guerra con aquile, animali, ma se un uomo di 50 anni viene da me a farsi tatuare è per una cosa seria, è perché ha paura”. Samat racconta che molti vengono anche a farsi cancellare i tatuaggi, alcuni hanno sul corpo disegni che ricordano l’essere sciita come il volto dell’imam Ali o baathisti, con il volto di Saddam, “Sanno che se venissero scoperti da fazioni rivali per loro sarebbe morta certa. Qualcuno ha perfino tentato di cancellare un tatuaggio bruciandosi con il ferro da stiro. Ormai siamo a questo punto”. Farsi un tatuaggio è abbastanza caro, ma visto l’aumento costante di richieste, i prezzi stanno scendendo, con una ventina di dollari, ci si può tatuare nome e numero di telefono.  

Giornalista di guerra e scrittrice

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