Saad Samir siede sconsolato accanto alla biglietteria del suo cinema. Diversi mesi fa ha licenziato l’impiegato che vendeva i biglietti e ancora prima la maschera che li strappava all’entrata della sala. Ora fa tutto Samir, accoglie i clienti e poi fa partire il film. Una volta si usavano quei romantici macchinari dove venivano installate le enormi pizze di pellicole, adesso basta un computer e un dvd. Non serve pagare un tecnico per quel lavoro. E in ogni caso presto i battenti del cinema Samiramis si chiuderanno. Il primo agosto, il cinema più importante e autorevole di Baghdad si arrende. Samir non ce la fa più. Ha tentato, ha lottato, ci ha creduto, ma è arrivato il momento che non sa più come rimandare. Sono trascorsi trentotto anni dalla sua apertura, nella sua sala sono passati film che hanno commosso e fatto ridere tutto il mondo e anche gli iracheni. Dalla serie di Indiana Jones a quella di Batman. “Il mondo del cinema se ne va “via col vento” – dice Samir, ripetendo una frase piuttosto comune tra gli iracheni, tratta dall’omonimo film del 1939 con Clark Gable – Non ho più i soldi per mantenerlo, ormai qui non viene più nessuno. Le famiglie, e il mio cinema è sempre stato per loro, non trascinano fuori i bambini per paura delle autobombe e dei rapimenti. Nessuno ha voglia di rischiare la vita per avventurarsi in una città che è già un film dell’orrore. Senza contare che per un dollaro, contro i due e mezzo del biglietto, si trovano ormai ovunque film pirata, la gente se vuole vedere qualcosa può tranquillamente farlo senza uscire di casa. Anche noi visto che non potevamo permetterci di pagare le tasse per i film originali siamo costretti a mandare in onda film piratati. Come Superman 3 ora in programmazione. Per noi una giornata piena non ha più di cinquanta persone, oggi ne abbiamo solo dodici, gente che viene per dormire, per starsene all’aria condizionata o perché non sa dove andare. Quello che metto in onda è irrilevante”. Ma non è stato sempre così. Ai tempi d’oro negli anni ’70 si faceva la fila per entrare nel cinema, 1800 posti a sedere, film nuovi che arrivavano dagli Stati Uniti e dall’Italia. Gli spettatori si appollaiavano sugli scomodi sedili di legno, fumavano una sigaretta e si perdevano nel mondo magico della celluloide, l’unico posto dove i sogni per un paio d’ore potevano trasformarsi in realtà. “Questo posto brulicava di persone, di bambini chiassosi che si divertivano per un pomeriggio intero. Adesso a causa del coprifuoco sono costretto a chiudere alle tre del pomeriggio – spiega Samir che non ha ancora deciso cosa farà quando il cinema sarà chiuso – mio padre me lo ha lasciato in eredità, tutta la vita della mia famiglia ha girato intorno a questo posto, ho perfino conosciuto mia moglie qui, era venuta a vedere Forrest Gump accompagnata da sua madre, è rimasta a vederlo tre volte, fino a quando mi sono deciso a parlarle”. Samir non crede che la situazione migliorerà  in tempi brevi, quindi per lui, è inutile, continuare ad investire in qualcosa del quale il pubblico non può usufruire con serenità. “Sono così triste di aver dovuto prendere questa decisione, ma non ho scelta”. In realtà i problemi sono cominciati alla fine degli anni 90, quando un’ondata di film pirata ha invaso il mercato riducendo drasticamente la clientela dei cinema. “Con gli affari che calavano, abbiamo dovuto smettere di comprare i film americani che uscivano perché i costi raggiungevano i venti, venticinquemila dollari”. Durante il regime di Saddam Hussein, la diffusione dei film era molto controllata, il governo prediligeva le epopee belliche e i film arabi. “La caduta di Saddam nel 2003 non ha portato solo violenza, ma un’era di immoralità”. Con la chiusura del Samiramis, se va l’ultimo cinema “per tutti” di Baghdad, restano solo le sale cinematografiche, circa una dozzina, che si dedicano a film per adulti proibiti durante l’epoca dell’ex rais “Il Samiramiss è il miglior cinema di Baghdad”, ammette Ahmad Nadim, un vecchio di 76 anni che dirige il cinema Najaa da quarantaquattro anni, ad una decina di minuti di strada dall’altro. Si ricorda ancora quando gli inglesi aprirono il primo cinema negli anni venti con i film muti, seguiti da quelli di Charlie Chaplin, solo negli anni ’40 gli iracheni hanno cominciato a produrre i loro primi film, in genere, tutti romantici. Nadim ora trasmette film pornografici. “L’Iraq è cambiato, al cinema vengono solo uomini e vogliono vedere sesso. Tutti quelli che potevano apprezzare un film di qualità hanno lasciato il paese. Qui sono rimasti i poveracci, gli ignoranti e i combattenti che sono la somma di entrambi. Per tornare al cinema di una volta, c’è solo un modo; raggiungere i cuori dei nostri ragazzi e riparare i pezzi”.

  

Giornalista di guerra e scrittrice

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