Ai ragazzi iracheni piace andare a scuola. E’ il loro modo di ribellarsi a quel paese sempre in guerra che li circonda. Un Iraq fatto di armi, di razzismo, di violenza che schiaccia i giovani e impedisce loro di guardare il futuro. Molti vanno ancora a scuola, spesso contrariamente ai desideri dei genitori che li vorrebbero a casa guardati a vista, al sicuro, lontani dall’orrore che ha scandito ogni giorno degli ultimi quattro anni. Ma i ragazzi non si arrendono e ogni giorno percorrono quelle strade dove potrebbero essere rapiti, attaccati e uccisi. Ma la guerra non è solo questo. Non è solo uccidere una vita, ma anche quello che la rende degna di essere vissuta, per questo nel mirino della militanza ci sono professori, intellettuali, medici, così come teatri, ristoranti, pranzi di matrimonio, parcheggi delle scuole. In una precisa strategia, le differenze, gli odi, i vecchi rancori tra sciiti e sunniti sono stati ingigantiti e inaspriti, fino ad arrivare al giorno nel quale Baghdad si è trasformata in una città divisa. Il sogno degli studenti iracheni, che hanno appena sostenuto gli esami di maturità e partecipato a quelli di selezione delle università, è stato infranto da un gruppo di professori che ha falsificato i risultati dei test. Alcuni esaminatori che hanno ricevuto i fogli dei ragazzini sia sciiti che sunniti hanno letteralmente cancellato le risposte esatte facendo scendere il punteggio al di sotto del 50 % quota che serve per accedere all’università. Ma un professore zelante, sorpreso dai risultati, ha scoperto lo scandalo. Il ministero dell’Educazione ha aperto un’inchiesta e ora stanno riesaminando migliaia di fogli compilati dai ragazzi. Un compito difficile perché gli studenti hanno risposto usando matite che rendono difficile capire quale risposta sia stata data e poi cancellata. “Ci vergogniamo profondamente perché delle persone istruite sono diventate una sorta di terroristi –ha ammesso Amir Al Khafaji, portavoce del Ministero dell’Educazione, che ha scoperto che i nomi degli insegnanti scoperti, licenziati e denunciati sono tutti legati a gruppi religiosi – il prossimo anno faremo in modo che non ci siano differenze tra insegnanti sciiti e sunniti”. Sei i professori già licenziati: quattro sunniti e due sciiti, ma molti altri sono ancora sotto inchiesta.  Sono, invece, 50 mila i ragazzini che hanno preso parte agli esami rispondendo a domande che riguardano materie di storia dell’Islam, arabo, inglese, matematica, fisica, chimica e biologia. Chi non supera il 50% non può accedere all’istruzione universitaria pubblica e sarà costretto ad iscriversi ad una università privata a spese della famiglia. “E’ vero – ha raccontato uno dei professori licenziati agli investigatori – ho dato voti cattivi a tutti gli studenti che avevano un nome sunnita perché ho perso uno dei miei figli nel quartiere di Adamiyah (una delle roccaforti della militanza sunnita a Baghdad). E’stato ucciso solo perché era uno sciita”. Per ora le schede sono di nuovo sotto riesame, ma è probabile che venga data ai ragazzi che hanno ottenuto voti sorprendentemente bassi, la possibilità di ripetere l’esame. Magra consolazione. Ma la guerra trasforma le persone e spesso in peggio. Le reazioni degli studenti non sono da meno: “Ho scoperto che due dei professori licenziati hanno valutato il mio compito – ha detto Haider Abed, uno sciita diciottenne – se scopro di essere una delle loro vittime, farò tutto ciò che è in mio potere per tagliare le loro teste”. Doraid Bassim, anche lui diciottenne è invece sunnita: “Ho studiato per un anno intero, ho sempre avuto ottimi voti prima del mio esame finale. Giuro che ucciderò tutti i professori sciiti se non lo passo”. 

Giornalista di guerra e scrittrice

One Comment on “Guerra per accedere all’università

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