Sabrina è stata liberata dopo due anni di prigionia. I militanti di Hamas durante un raid e uno scontro con i membri di un clan nemico in una zona remota di Gaza, l’hanno tirata fuori dal nascondiglio dove veniva fatta rientrare ogni sera. Malnutrita, senza alcuni denti, con la pelle rugosa e rovinata, Sabrina al momento del rilascio non aveva un bell’aspetto. Ma non appena ha realizzato che sarebbe tornata nella sua vecchia casa di sempre, Sabrina ha ruggito dalla gioia. Perché Sabrina, non è niente meno che una leonessa.
Ventiquattro mesi fa, in una notte afosa di Gaza, era stata rapita dalla sua gabbia nel piccolo zoo che allieta le rare giornate di pace dei bambini palestinesi. In questi mesi di prigionia la bestia, caduta in una sorta depressione, era stata privata della compagnia del fratello dal quale, fin dalla nascita, non si era mai divisa. Giunti cuccioli dall’Egitto, avevano arricchito il centro zoologico che raccoglie anche cammelli, serpenti, piccole antilopi e qualche mulo. «I ladri le hanno tagliato la coda, gli artigli e la criniera simbolo di orgoglio. Sono molto triste per lei, si deve essere sentita molto umiliata», racconta Saoud al Shawa, il veterinario dello zoo che l’ha presa in consegna. La leonessa per tutto questo tempo, ha dovuto lavorare, i suoi rapitori l’hanno usata come animale da baraccone, facendo pagare la gente, soprattutto i bambini, cinque shekel, circa un euro per farsi fotografare con lei.
Una piccola fonte di guadagno per quelli della famiglia di palestinesi che l’avevano rubata e che l’hanno malamente mantenuta senza che nessuno tentasse di liberarla. Ma durante la rivolta, poco prima della presa di Gaza, qualche settimana fa, i militanti di Hamas, dopo aver neutralizzato i membri armati del clan, si sono imbattuti in Sabrina, non sapendo che farsene, l’hanno riportata a casa, allo zoo. «Le hanno anche estratto i denti davanti, la leonessa sta molto male ed è molto stanca – precisa il veterinario – possiamo nutrirla solo con carne macinata, darle medicine e sperare che si riprenda».
Sakher, suo inconsolabile fratello, invece, è rinato. Da quando lei era sparita non aveva mai smesso di emettere strazianti ruggiti, ma non appena sono stati riuniti ha accarezzato con il muso il collo della sorella e hanno cominciato a giocare. Un lieto fine per Sabrina e Sakher che si godranno l’estate insieme, un’estate torrida e afosa che non promette niente di buono per gli animali che vivono in Terra Santa. Nello zoo di Tel Aviv più moderno e ricco, il caldo rappresenta un serio problema.
Ci sono molti animali abituati a vivere a basse temperature che alla soglia ormai dei 40 gradi centigradi, boccheggiano. La soluzione trovata dai medici veterinari del Ramat Gan Safari è stata semplice ma efficace: enormi ghiaccioli pesce per le foche, di miele e lamponi per gli orsi, migliaia di cubetti di ghiaccio per pinguini.
«Gli orsi adorano i ghiaccioli di frutta – dice Sagit Horowirz portavoce dello zoo – ci giocano per un’oretta e mantiene la temperatura del corpo bassa». Per i tapiri e gli alpaca spruzzi di acqua mentre per gli elefanti e i pappagalli delle vere e proprie docce fredde.

Giornalista di guerra e scrittrice

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