Non era il matrimonio che Layla aveva sognato. Non aveva il vestito bianco e il fidanzato indossava gli abiti di tutti giorni. Per tutta la vita da quando era una bambina aveva immaginato di festeggiare il giorno delle nozze in una grande sala, dove la famiglia si sarebbe riunita, gli amici avrebbero suonato il clacson nelle strade e le macchine sarebbero state decorate con fiori freschi. Tre giorni fa Layla si è sposata al Babylon Hotel nel centro di Baghdad, in quello che è stato un matrimonio di massa organizzato dal ministero dello Sport per permettere alle giovani coppie di sposarsi in sicurezza.

 Cento coppie si sono riunite accompagnate solo dai familiari più stretti e hanno partecipato ad un rito e un piccolo buffet. Ingenti le misure di sicurezza, metal detector per gli sposi, perquisizioni sotto i traboccanti vestiti bianchi per le spose che lo indossavano. Pizzi, merletti, coroncine non sono mancate insieme alla paura che la morte fosse in agguato nel giorno più bello della loro vita. “Quando l’Iraq tornerà ad essere un paese normale, festeggeremo di nuovo. Ma anche se questo non è stato il miglior matrimonio possibile, era meglio che non sposarsi affatto – racconta Layla che giunta a 27 anni, aveva fretta di sposarsi – non potevo aspettare che la situazione migliorasse,  viviamo ogni giorno come se fosse l’ultimo e io prima di morire volevo avere una famiglia”.

 Layla e Said Bayati si sono conosciuti all’università, lui un paio di anni più grande è riuscito a laurearsi, lei invece ha smesso dopo gli ultimi mesi di continui attacchi contro le università e le scuole. “Ogni giorno andrò al lavoro, farò la spesa, e cercherò di far sì che a mia moglie non manchi niente, ma per un uomo non è facile accettare di non poter proteggere la persona che si ama. Questo è l’Iraq di oggi, un buco nero dove si rischia di inciampare ad ogni passo”, dice Said che fa l’architetto. Al matrimonio di massa di sabato scorso c’erano i loro genitori, ma non tutti i fratelli quelli che vivevano in alcune zone della capitale hanno deciso che era troppo rischioso, gli altri non hanno potuto perché lo spazio della sala era limitato.

 Giovedì scorso, durante un ricevimento di nozze, un’auto piena di esplosivo si è lanciata verso l’entrata di un ristorante in un quartiere sciita uccidendo 17 persone, tra i quali donne e bambini, trasformando un matrimonio in un funerale. Anche per questo il ministero dello Sport e della Gioventù ha pensato di trovare una soluzione per i giovani innamorati. “E’ un matrimonio di squadra, è il loro modo di opporsi alla violenza che li circonda, un modo per imporre la pace e la stabilità, queste persone vanno ammirate, sono il futuro di questo paese”, afferma Jaseem Mohammed Jaafar, ministro dello Sport e della Gioventù che non ha mancato di partecipare alle nozze. Dal ministero un regalo per le coppie: uno scialle bianco con la mappa dell’Iraq ricamata per le spose e una busta con 700 euro per i futuri mariti.

Non erano molti i sorrisi, “Ma almeno ci siamo potuti sposare, e al sicuro”, racconta Sami Waleed. “Non ne possiamo più del sangue che ci circonda”, dice Ali Shia che sulla via del ritorno a casa ha visto decine di autoambulanze riversarsi sulla scena di un attentato. Tutto sommato il Babylon Hotel ha fatto il possibile per creare un’atmosfera romantica: musica, palloncini rossi e bianchi, decine di torte decorate con una scritta di auguri del ministero. Qualcuno ha perfino ballato, ma è difficile divertirsi quando fuori aleggia inesorabile lo spettro della morte.

Giornalista di guerra e scrittrice

3 Comment on “Sposarsi a Baghdad

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