GERUSALEMME – Una bellissima donna abbronzata dentro ad un bikini striminzito in posa provocante sul davanzale di un grattacielo di Tel Aviv: è questa la nuova immagine di Israele che lancia il consolato israeliano a New York in collaborazione con la rivista maschile Maxim che nel prossimo numero pubblicherà un allettante servizio sulle soldatesse israeliane. E in Israele monta la rivolta delle donne. “Di certo abbiamo problemi di pubbliche relazioni e sono a favore delle soluzioni creative – ha commentato Colette Avital, parlamentare del partito Laburista ed ex console generale proprio a New York – ma ci sono abbastanza cose belle e interessanti in questo paese da non dover usare donne mezze nude per attirare turisti. Questa è pornografia”. Ma lo scopo è quello stuzzicare l’attenzione degli uomini dai 18 ai 35 anni: “I giovani non hanno nessuna opinione verso Israele, l’idea è quelli di attrarli”, ribatte David Dorfman, un consigliere del consolato.

 E così l’Israele della pace che non c’è, la Terra Santa dove ogni anno arrivano centinaia di migliaia di pellegrini, preferisce farsi passare per il paese delle spiagge, delle discoteche piuttosto che per quello traboccante di ultra ortodossi e in stato di emergenza dalla sua creazione. Le pietre dello scandalo sono quattro ex soldatesse, tra le quali, Nivit Bash, ex agente dell’intelligence e Gal Gadot, miss Israele nel 2004 e ex fitness trainer nell’esercito, la sua foto in costume è finita anche sul New Yort Post con sotto la scritta “Pace in Medio Oriente”. “Non penso sia pornografia – si difende la bellissima Gadot – Israele è una democrazia e questo è quello che conta”.

 E democrazia sia anche se super protetta, lo si è visto ieri al Gay Pride che si è tenuto in tardo pomeriggio a Gerusalemme. 7000 poliziotti per difendere dagli ultraortodossi, circa 2000 donne e uomini gay che hanno percorso in tranquillità meno di un chilometro del centro. La battaglia per poter scendere in piazza è stata feroce, gli estremisti religiosi hanno fatto di tutto per bloccare la manifestazione, ma sono stati alla fine messi all’angolo dalla legge e dalle idee. “Sono malati, andrebbero riabilitati come si fa con i tossicodipendenti. Gerusalemme è la città di Dio, è un sacrilegio che loro siano qui”, ci dice un haredim, mentre trattenuto in un angola dalla polizia, urla “Bushar, bushar” (imbarazzo). Decine di fermi, qualche arresto di religiosi trovati con molotov e ordigni esplosivi.

 In Israele sembra che le idee diverse si possano esprime solo quando in giro ci sono molti poliziotti e pochi sassi. Ma gli scandali non finiscono qui, se le donne in costume possono invogliare il turismo, se i gay possono sotto scorta manifestare per i propri diritti, l’immagine di un kamikaze può essere usata per la prossima campagna shock contro la droga. “Non importa se si arrabbieranno con me, ma i ragazzi che consumano droga sono in aumento e niente sembra essere efficace, negli ultimi mesi ne sono morti sette, i giovani ormai non leggono, non ascoltano, bisogna colpirli”, spiega Haim Messing, dell’Autorità contro la droga.

 Proprio come i video degli attentatori suicidi diffusi in rete dopo un attentato, in tv apparirà un ragazzino che tiene una bottiglia come un’arma e una cintura, che invece dell’esplosivo contiene tutti i tipi di droghe: “Il mio nome è Omer Kendel, ho 16 anni e vengo da Ra’nana, voglio dire addio ai miei genitori e a mia sorella e andare ad una festa a Tel Aviv. Esiste un solo modo per essere liberi: bere, drogarsi e uscire di testa. Mamma non piangere, sto andando in paradiso”. E infine la scritta: Drogarsi è un suicidio.

Giornalista di guerra e scrittrice

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