GERUSALEMME – Majed ha paura. Non tanto per se stesso, quanto per la sua famiglia. Ha una moglie e quattro figlie. “Vivere a Gaza non è mai stato facile, ma ora la situazione è sfuggita di mano. Tra me e i miei vicini non c’è mai stata differenza, ora invece mi sento, mi fanno sentire diverso”. Majed è cristiano. Non ce ne sono molti, un paio di migliaia che per secoli hanno vissuto insieme ai musulmani, accomunati da un’origine uguale per tutti, quella di essere palestinesi. Ora non è più così.

 Con Hamas al potere nella Striscia, padrona di un milione e 200 mila persone disperate, sono sempre le minoranze le prime a pagare. Tanto più che il movimento radicale per quanto si presenti compatto nelle sue esternazioni, nelle sue iniziative politiche o militari, in realtà all’interno è frazionato, ci sono gruppi più moderati, altri più radicali, che si stringono intorno al cuore dell’organizzazione ma sono liberi di agire in quella terra di nessuno. La violenza contro i cristiani e i suoi simboli è esplosa una settimana fa. Attacchi, vandalismi, editti allo scopo di terrorizzare la gente. “I cristiani possono continuare a vivere sicuri a Gaza – dice lo sceicco Abu Saqer, un leader di Hamas e capo di un gruppo salafita – a patto che accettino la legge islamica, il che include il bando degli alcolici, di internet, delle piscine e delle donne che vanno in giro con la testa scoperta”. Ma non è solo questo. La scuola delle Suore del Rosario lo sa bene. Il suo monastero e la chiesa sono state saccheggiate. “L’entrata principale è stata distrutta con una granata, uomini armati mascherati sono entrati, hanno distrutto le bibbie, le croci, messo a ferro e a fuoco tutto, hanno preso i computer. Il danno causato solo all’interno ammonta a circa 100 mila euro, senza contare i muri esterni e il cancello”, spiega padre Manuel Musallam, il responsabile della comunità cattolica Gaza. Il prete è cauto, non è il momento di parlare di responsabilità, la situazione è tesa. “I cristiani hanno vissuto in pace e sicurezza con i musulmani per molti anni, ma quelli che ci hanno attaccato stanno cercando di sabotare questa relazione”, dice il prete.

 Sta di fatto che dopo l’atto di vandalismo si è scatenato, ha chiamato sia quelli di Fatah che quelli di Hamas. Le due fazioni si biasimano e si incolpano l’un l’altro, ma entrambi promettono di proteggere i cristiani. “Sono nostri fratelli e noi faremo di tutto per rendere sicuri i luoghi santi, le scuole così come facciamo con le nostre”, afferma Salah Bardawil, un parlamentare di Hamas convinto che ci siano gruppi che lavorano per danneggiare l’immagine di Hamas. Padre Manuel spiega che Hamas si è perfino offerta di pagare i danni della chiesa. Ma lo sceicco Abu Saqer, non è uno qualunque, appartiene ad Hamas ed è stato chiaro, i cristiani devono seguire le regole se vogliono vivere in pace: “La mia organizzazione e altri movimenti islamici controlleranno che le scuole cristiane e le istituzioni mostrino pubblicamente quello che insegnano per essere sicuri che non si facciano proselitismo. Come per i bar o il velo per le donne, chi non rispetterà le nostre regole subirà severi provvedimenti”. Ci sono tre scuole cattoliche a Gaza con un migliaio di studenti, tra i quali solo 150 cattolici. Tre giorni fa, nel mirino degli integralisti è finita anche la chiesa greco ortodossa. Domenica invece il pastore Hanna Massad, della chiesa battista che ha circa 150 fedeli, ha dovuto interrompere la funzione perché fuori sparavano. “Siamo preoccupati, la maggior parte della gente è ancora sotto shock. Non possiamo che aspettare e vedere che succede, ma comunque vada non è facile restare qui”.

Giornalista di guerra e scrittrice

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