GERUSALEMME – “Il nostro governo lavorerà per porre fine al caos e per garantire sicurezza alla nostra gente”, ha detto Salam Fayad, neo premier palestinese che, scelto il governo di emergenza, ha giurato davanti al presidente Mahmoud Abbas. Molti prima di lui hanno mormorato le stesse parole che si sono perse nel giro di un lancio di pietre tra le strade polverose e povere dei campi profughi palestinesi, soprattutto a Gaza, ormai da giorni senza acqua e elettricità. Ora, più che mai, la Palestina è divisa, quei pezzi di terra che puntavano ad essere uno Stato ora sono solo le macchie di un leopardo moribondo. Gaza da una parte, con il suo governo radicale e il suo primo ministro Haniyeh che non accetta di essere scalzato e la Cisgiordania con il suo nuovo esecutivo di emergenza, composto da tecnici e moderati, un fiore all’occhiello per l’Occidente pronto a sostenerlo nel tentativo di schiacciare e isolare Hamas, che dal canto suo, prendendo il controllo di Gaza, ha permesso che accadesse. Il nuovo governo che cercherà di attraversare la crisi, è composto da dodici ministri, nessuno dei quali neanche di Al Fatah. Formato da indipendenti, tra i quali alcuni uomini d’affari e attivisti per i diritti umani. L’unico schierato, il ministro degli Interni, Abdel Razek al Yiniyeh, un veterano dell’Olp (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) e ministro degli Interni quando c’era ancora Yasser Arafat. Il primo provvedimento intanto del presidente Abbas, è stato di mettere fuori legge tutti i numerosi gruppi armati legati ad Hamas, considerati fautori di un tentativo di colpo di Stato finito nel sangue e nella presa della Striscia di Gaza. “Chiunque sia coinvolto nelle milizie di Hamas sarà punito secondo la legge e lo stato di emergenza”, dice il decreto. Immediata la reazione di Hamas, che in questo voltafaccia cisgiordano ci vede lo zampino di Israele e America. “Stanno facendo di tutto per abbatterci, ma Hamas è nei cuori dei palestinesi, e la resistenza non può essere fermata”, ha affermato Sami Abu Zuhri, portavoce del movimento radicale. Ma se il cuore dei palestinesi, a detta di Hamas, è con loro, il cuore dei politici di Al Fatah, il partito laico di Arafat è con i palestinesi: “Siete nei nostri cuori e in cima alle nostre priorità – ha detto Fayad rivolgendosi ai cittadini di Gaza – le immagini scure, le cose vergognose che sono successe e sono estranee alla nostra tradizione, non ci fermeranno. E’ ora di lavorare insieme per la Palestina”. Priorità del nuovo governo è la sicurezza. Difficile quella di Gaza, dove Al Fatah si è ritirata, tesa quella della Cisgiordania dove la situazione ribolle. Haniyeh, che fino a due giorni fa era il premier si rifiuta di riconoscere il nuovo governo, che non è stato approvato dal Parlamento con un decreto ad hoc. Hamas avrebbe la maggioranza del parlamento, sebbene Israele abbia arrestato quasi la metà dei legislatori di Hamas, mettendo in dubbio la maggioranza e rendendo difficile raggiungere il quorum. Questo ha reso possibile per Abbas di prolungare lo stato di emergenza ed emanare il decreto. Nessuno sa cosa potrebbe significare perdere la partecipazione politica di Hamas. Per anni si era cercato di coinvolgerli nel gioco politico per allontanarli da quello militare. L’organizzazione islamica nata per combattere l’occupazione israeliana, ha lentamente ottenuto il consenso dei palestinesi tanto da vincere le elezioni 18 mesi fa, infliggendo un colpo durissimo al partito moderato di Al Fatah ritenuto troppo corrotto. Ma per la comunità internazionale e soprattutto per Israele, il partito del presidente Mahmoud Abbas, resta l’unica alternativa possibile, e il nuovo governo apre le porte e le casse a decine di milioni di dollari di finanziamenti trattenuti perché un governo formato da elementi di un’organizzazione considerata terroristica come Hamas, aveva paralizzato non solo l’invio di soldi ma la possibilità a migliaia di persone di ricevere lo stipendio statale, nonché i soldi che normalmente servono per i servizi che offre uno stato. “Questo nuovo governo crea una nuova opportunità al processo di pace – ha detto il premier israeliano Ehud Olmert prima di partire per gli Stati Uniti dove incontrerà il presidente Bush – era tanto tempo che non avevamo una possibilità di dialogo. Un governo dove non c’è Hamas è nostro amico”.

Giornalista di guerra e scrittrice

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