INCROCIATORE GARIBALDI – La spiaggia è deserta, il sole batte sulle rocce, il nemico potrebbe essere in agguato e i gommoni che spuntano all’orizzonte si trascineranno a riva dopo aver spezzato la calma di un mare tranquillo. Sembra guerra ma non lo è. E’ uno sbarco, ma non è reale. Lo sono i mezzi, lo sono le persone. La spiaggia che secondo le carte è pericolosa e ostile, in realtà è una bella striscia di sabbia sarda. Una simulazione, un’esercitazione annuale pianificata in ogni dettaglio che segue le onde di quello che potrebbe accadere nella realtà, una prova che interesserà tutte le forme di lotta, da quella aerea, sommergibile, di superficie a quella anfibia. E’ già successo, neanche tanto tempo fa con l’arrivo dei militari italiani in Libano.  Dodici giorni, quattromila e quattrocento soldati coinvolti, per quello che è il principale evento addestrativo annuale della Marina Militare Italiana, in collaborazione con unità navali e subacquee di Francia, Germania, Grecia e Turchia. Tutto come se fosse vero appunto. Con navi, armi, aerei ed elicotteri che decollano e atterranno, uomini che ispezionano il ponte, altri che controllano le mappe, altri ancora che riunioni su riunioni danno ordini a tutti. D’altra parte i capi, i comandanti che stanno ai piani alti della nave, un po’ come nella vita, sanno meglio di chiunque altro che la guerra spesso non è mai abbastanza lontana, così come l’emergenza o la catastrofe. L’operazione Mare Aperto è diretta dall’Ammiraglio di Divisione Giuseppe Giorgi, che è anche il comandante della Joint Task Forze, la forza multinazionale che si coordinerà per raggiungere l’obiettivo. E’ un gioco, ma è serio. “Scegliere la Marina, nel nostro caso una portaerei per questo tipo di missione – trasferire dei soldati su un territorio ostile dove non si può atterrare o arrivare via terra – è un metodo non invasivo perché fino all’ultimo momento si è in acque internazionali non si calpestano territori o cieli altrui, lo ha dimostrato il Kosovo e il Golfo Persico”, ci ha detto l’ammiraglio Giuseppe Lertola, il comandante della Squadra Navale. La centrale operativa è la portaerei Garibaldi, un mostro di metallo di 14 mila tonnellate che due giorni fa partita da Civitavecchia, seguendo la stessa rotta che percorse il vero Garibaldi per raggiungere Caprera in Sardegna, ha attraccato non lontano, per la prima volta destreggiandosi tra i meandri difficili e le insenature pericolose di questo angolo di Sardegna. A bordo proprio oggi saliranno gli sportivi del Giro d’Italia, una tappa dovuta prima dell’inizio della gara in occasione del bicentenario del condottiero morto nel 1897.

Giornalista di guerra e scrittrice

3 Comment on “Operazione Mare Aperto

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