La spiaggia è deserta, il sole batte sulle rocce, il nemico potrebbe essere in agguato e i gommoni che spuntano all’orizzonte si trascineranno a riva dopo aver spezzato la calma di un mare tranquillo. Sembra guerra ma non lo è. E’ uno sbarco, ma non è reale. Dodici giorni, quattromila e quattrocento soldati coinvolti, per quello che è il principale evento addestrativo annuale della Marina Militare Italiana, in collaborazione con unità navali e subacquee di Francia, Germania, Grecia e Turchia. Tutto come se fosse vero appunto. Con navi, armi, aerei ed elicotteri che decollano e atterranno, uomini che ispezionano il ponte, altri che controllano le mappe, altri ancora che riunioni su riunioni danno ordini a tutti. L’Ammiraglio di Divisione Giuseppe De Giorgi è l’uomo dello sbarco in Libano. Eletto “militare dell’anno” dalla rivista americana Aviation Week, oggi comanda la task force che nel Mar Mediterraneo si sta esercitando in una simulazione di sbarco, la stessa che ha vissuto l’agosto scorso, in quella che era una vera prova di guerra, o di pace come preferisce pensarla lui. 54 anni pilota di elicottero, dal 28 agosto del 2006 ha comandato l’Operazione Leonte – lo sbarco del contingente militare in Libano durante la guerra Israele – Hezbollah – e alla successiva operazione per il controllo delle acque territoriali  libanese, in mano agli israeliani.

Ammiraglio, all’epoca della guerra in Libano non era scontato che l’Italia comandasse le truppe di sbarco, invece districandosi nei meandri della diplomazia, ci siete riusciti.

“E’ stato un buon lavoro di coordinazione a tutti livelli, da quello politico a quello militare. Per noi è stata una prova importante, il 12 agosto abbiamo ricevuto l’allerta a prepararci e dal mare vacanziero ci siamo buttati nelle carte. Lo sbarco è avvenuto il due settembre, dopo che era stato scelto lo sbarco anfibio, perché con l’aeroporto di Beirut distrutto era impossibile atterrare e la via di terra era sbarrata dai ponti distrutti. Ma la scelta del punto preciso di sbarco è stata studiata, sotto alla capitale una parte della spiaggia era dedicata al turismo quindi con strutture, l’altra era una zona protetta dove le tartarughe depositano le uova. Ho pensato che arrivando come forza di pace e di liberazione dovevamo avere rispetto non solo per la gente, ma anche per il territorio, quindi anche se non era l’ideale abbiamo optato per sbarcare dentro ad una striscia per poi aprirsi verso il resto del territorio”.

Non previsto, ma oltre ad aver guidato lo sbarco del contingente militare, avete anche tolto il blocco marino che metteva in ginocchio l’economia del Libano

“Il porto di Beirut è uno dei maggiori sbocchi di tutto il medio oriente, l’intera regione poteva a lungo andare essere compromessa, in Libano intanto non arrivava gasolio, rifornimenti. Poco dopo lo sbarco facemmo una visita di cortesia alle nostre controparti militari libanesi, quando il primo ministro Fuad Siniora, seppe che eravamo in zona, ci contattò e ci chiedi di occuparci del blocco. Significava prestigio, ma era anche rischioso, ma anche in questo caso tutto funzionò contattammo gli israeliani, discutemmo e alla fine la Garibaldi entrò in porto, la prima nave che superò il blocco era una nave italiana e la percezione che ebbero i libanesi era quella di essere dei liberatori. D’altra parte è un popolo che amiamo, molti di noi avevano già partecipato a missioni precedenti, conoscevamo le persone, le rispettavamo, le consultavamo. Molti libanesi sono stati anche addestrati in Italia, e sono un popolo a cui ci si affeziona”.

Tutto è andato bene, tanto da sembrare facile, ma in un mondo dove ogni giorno sembra acquistare forza l’idea che la guerra non è una soluzione qual è il destino della Marina?

Bisogna chiedere agli alti vertici, usarci per portare pace e benessere era il nostro scopo in Libano ed era un buon obiettivo, che ci ha fatto fare un balzo d’immagine a livello internazionale, ma anche ridato speranza alla gente. Ma è stata la cosa più difficile che abbia fatto nella vita, ma abbiamo avuto un’ampia delega quindi siamo riusciti a muoverci velocemente, dal punto di vista professionale tutta l’operazione è il sogno di ogni ammiraglio, la gioia è stata indicibile, soprattutto quando il premier israeliano è salito a bordo per ringraziarci.

 

 

Giornalista di guerra e scrittrice

One Comment on “L’uomo dello sbarco, racconta il Libano

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: