SHARM ER SHEIKH – I turisti quasi non se ne sono accorti. Cotti sotto il sole che brilla sul Mar Rosso, hanno appena notato che la sicurezza è improvvisamente e drasticamente aumentata. D’altra parte non sono in molti a lasciare gli enormi e affollati resort per avventurarsi nelle calde e deserte strade di Sharm. Fuori dalle oasi fronte mare, è quasi tutto pronto per ospitare il vertice sull’Iraq che porterà a riunirsi il 3 e 4 maggio i ministri degli esteri di più o meno cinquanta paesi. La polizia di frontiera, quella stradale, quella in borghese, l’esercito, il mukabarat (i servizi segreti) sono stati dispiegati. Centinaia di agenti pattugliano il deserto, uno ogni duecentocinquanta metri, nella sabbia sotto il sole, qualche volta quando c’è, sotto l’ombra sottile di un palo della luce. Controllano le colline rocciose, controllano il mare, controllano che nessun passi la rete della sicurezza che è stata srotolata lungo la costa. L’appuntamento per la diplomazia internazionale è ghiotto, dopo l’annuncio della presenza dell’Iran. America e Iran si ritroveranno faccia a faccia. Per farlo hanno scelto Sharm er Sheik e la questione irachena. Un atto di buona volontà da parte iraniana. In fondo la causa è giusta: fermare la carneficina che schiaccia l’Iraq. Gli iraniani hanno ceduto alle insistenze, prima delle autorità politiche irachene, seguite dalla mano tesa degli egiziani le cui relazioni diplomatiche erano congelate dal 1979 con la caduta dello Shah, e infine quella mezza tesa degli americani con il segretario di Stato Condoleeza Rice che si è detta pronta ad incontrare il ministro degli Esteri iraniano Manouchehr Mottaki. Il rischio è quello che gli americani e gli iraniani rubino la scena alle disgrazie irachene con le loro diatribe sul nucleare e i vecchi dissidi, ma la promessa di entrambi è che nella località balneare egiziana si parlerà solo di Iraq e di come trovare una soluzione che porti verso la stabilità. “La Rice ha detto che l’Iran non doveva perdere l’opportunità di partecipare all’incontro, un modo diplomatico per fare una richiesta”, ha detto Asadollah Badamchian, segretario generale del partito di Coalizione Islamica. “Non ci aspettiamo miracoli”, ha detto Ali Lariani, il numero uno della Sicurezza iraniana in visita a Baghdad. Richiesta accettata, e non solo, anche la Siria, il secondo paese confinante accusato di proteggere la resistenza, questa volta sunnita, sarebbe pronta ad incontrare gli americani. “Nessuna richiesta d’incontro per ora, ma  siamo disponibili – ha detto Walid Muallem, il ministro degli Esteri siriano – questa conferenza rappresenta il riconoscimento degli Usa di non essere ormai più in grado di risolvere da soli il conflitto”. Ma le accuse reciproche non renderanno i lavori semplici. Gli americani accusano gli iraniani, non solo di influenzare il governo iracheno sciita come l’Iran, ma anche di appoggiare e armare la guerriglia. Gli iraniani incolpano gli americani di detenere dal gennaio scorso cinque diplomatici iraniani in una prigione di Erbil, nel Kurdistan con la falsa accusa di armare la resistenza. Gli Stati arabi confinanti con l’Iraq, per lo più regimi sunniti, sostengono che l’Iran vuole conquistare e aumentare a dismisura il suo potere liberandosi dei sunniti iracheni fomentando la guerra civile. Gli iracheni sperano che i paesi vicini cancellino o diminuiscano il debito estero che ammonta più o meno a 15 miliardi di dollari. Saranno 48 ore d’incontri e probabilmente di scontri, ma i turisti neanche se ne accorgeranno.

 

Giornalista di guerra e scrittrice

One Comment on “Massima sicurezza per il vertice sull’Iraq

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