Eco

Un pasticcio. Non c’è altro modo per definire quello che è successo in Afghanistan. Nella faccenda di Mastrogiacomo, dalla sua liberazione in poi non poteva andare peggio di così. Raramente l’ incancrenirsi degli errori, l’insistere sulle ideologie, il poco buon senso, intrecciati gli uni negli altri hanno fatto tanti danni. E’ troppo facile dire che i Talebani sono dei poveracci ignoranti ma ben armati che perseguono il ritorno all’Islam di una volta. I Talebani hanno battuto tutti. Il governo italiano, quello afgano, gli operatori umanitari di Emergency, hanno schiacciato come fanno sempre i cittadini afgani e si sono presi beffe di tutti gli altri. O sono diventati improvvisamente molto furbi o noi, quel mondo che si ritiene arrogantemente più civile ha bisogno di fermarsi un attimo e guardarsi dentro. I Talebani hanno capito che si possono ottenere benefici se si combatte una guerra emotiva, per quanto sostenuti e protetti dai servizi segreti pakistani, non sono abbastanza forti da combattere contro la Nato, lo si è visto nei giorni scorsi dove ad ogni scaramuccia frontale restavano sul terreno decine di Talebani. Il rapimento invece è la nuova arma scelta, un mezzo che permette loro di sconfinare in Europa, in Canada, negli Stati Uniti insinuandosi nei pensieri dell’opinione pubblica ogni giorno più lontana dal desiderio di guerreggiare in Afghanistan. Il disincanto che sono riusciti a creare è più devastante di qualsiasi bomba. Il mese scorso, dopo il rapimento di Mastrogiacomo, il governo italiano è quasi caduto quando l’opposizione ha sollevato un’ondata di proteste. Per la paura del ritiro di 1950 militari italiani – sarebbe stato un colpo per la missione Nato – Karzai, il presidente afgano, ha scambiato cinque detenuti per la vita di Mastrogiacomo, provocando una sorprendente e criticata vittoria per gli estremisti. E quando Karzai, il presidente fatto il favore agli italiani, si è rifiutato di negoziare per Ajmal Nashkbandi, l’interprete di Mastrogiacomo, i Talebani hanno vinto ancora. Ajmal è stato decapitato domenica scatenando manifestazioni tra la società civile afgana che si è sentita tradita da Karzai, per quello che è sembrata essere la strategia di due pesi e due misure quando si tratta di salvare un cittadino afgano. Ora dopo “l’accordo italiano”, i talebani dicono di avere rapito due operatori umanitari francesi e 13 afgani, oltre altri 4 medici locali che saranno uccisi se non verranno rilasciati altri detenuti talebani. Nei mesi che seguiranno, l’arma più potente dei talebani sarà l’assalto emotivo alla volontà internazionale. “Spero che la comunità internazionale che ha truppe in Afghanistan e ci sostiene, riconosca la nostra posizione e non insista nel negoziare con i terroristi”, ha detto Ahmad Baheen, il portavoce del Ministero degli Esteri. Le autorità afgane vorrebbero che accettassimo che le nostre vite non valgono nulla, come hanno voluto dimostrarci lasciando morire Ajmal, uno di loro. Ma non è così. Non sarà mai così, e anche al popolo afgano non è piaciuto sentirsi trattato da carne da macello. Bastano i Talebani per quello e ci sono già passati. Qualche settimana fa in un fredda giornata a Kabul, un amico afgano mi disse “il sangue degli afgani è gratis”. Che orrore un governo che non pensa al benessere dei suoi cittadini, che non ti viene a salvare quando ne hai bisogno, che non usa tutti i suoi mezzi per far prevalere la giustizia. Forse non è mai così, ma quando le istituzioni lo dicono apertamente, fa paura. Il governo afgano ha ammesso lo scambio dei cinque talebani in nome della vita di Mastrogiacomo. Qualcuno avrebbe dovuto spiegare loro che non si ammette mai di aver ceduto al nemico. Si può fare, ma dirlo mai. La voce del governo, loro e nostro doveva essere chiara e forte, “Noi non abbiamo dato niente”. Sarebbe stata la nostra parola contro quella dei Talebani, sarebbe stata l’unica soddisfazione possibile. Il Mullah Dadullah, il comandante dei Talebani, ha saputo approfittare anche di questo momento: “Se Karzai è veramente il presidente dell’Afghanistan, deve negoziare per il rilascio di Ajmal. Karzai ha negoziato per il rilascio degli stranieri ma non l’ha mai fatto per un cittadino afgano. Se non c’è negoziato, lo uccideremo (Ajmal)”. Ma non solo questa sciocca ammissione, ha creato tensioni all’interno della Nato, dove Stati Uniti, Inghilterra e altri alleati hanno condannato l’accordo che viene visto come un incoraggiamento al rapimento. Queste critiche si sono fatte anche più forti dopo l’assassinio di Ajmal. Tra i caduti c’è anche Emergency, “non ci sono più le condizioni per lavorare in sicurezza”, ha detto il vice presidente dell’organizzazione sanitaria. Per il governo afgano erano facinorosi vicini ai Talebani, per i Talebani probabilmente erano una spina del fianco: “stranieri che facevano del bene per gli Afghanistan”. Un colpo di spazzola anche per loro, e come al solito ci rimetteranno sempre gli afgani, con la vita.

Giornalista di guerra e scrittrice

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