Ci sono giornate in cui le emozioni non fanno altro che accavallarsi e prendere il sopravvento. Ieri è stato uno di quei giorni così. Prima l’orrore, l’angoscia, per poi essere costretti ad accantonare il dolore per una persona uccisa, per trovare il modo di sperare per due che invece potrebbero, dovrebbero salvarsi. “La famiglia di Mastrogiacomo può dormire con occhio tranquillo, con la precarietà di tutte le cose umane”, ha detto Gino Strada, il fondatore di Emergency concludendo con una speranza una lunga giornata, di dichiarazioni, annunci, ultimatum. “Sono stati fatti passi avanti significativi – ha detto Strada – è una situazione completamente diversa da quella che avevamo 24 ore fa.  Oggi, c’è stata una marcia in più, da parte di tutti”. Quella di oggi sarà una giornata risolutiva? “Non lo so, lo spero”, ha detto il medico in tarda serata, nel buio di una Kabul senza elettricità, convocando la stampa italiana nel suo ospedale di Emergency. Non sarà, invece, una notte tranquilla e non lo saranno più quelle che verranno, per la famiglia di Said Agha, l’autista di Daniele rapito insieme al giornalista di Repubblica e al suo interprete dodici giorni fa. Per Said non ci sarà liberazione, la notizia della sua morte è stata la prima della giornata: un comunicato dell’agenzia afgana, la stessa che due giorni fa aveva ricevuto il drammatico audio nel quale Mastrogiacomo pregava di soddisfare le richieste dei suoi rapitori. I Taleban secondo l’agenzia Pajhwok avevano sgozzato e poi decapitato Said. “Era una spia delle forze militari straniere – ha detto uno dei portavoce di Dadullah, il comandante che avrebbe li ostaggi – ma Daniele Mastrogiacomo e Ajmal Nashandi sono giornalisti e per loro siamo pronti ad estendere di tre giorni l’ultimatum”. Una notizia devastante per la famiglia di Said padre di quattro figli e con una moglie incinta che di fronte all’orrore della notizia e al dolore ha perso il bambino. Una doppia tragedia. Poco dopo il comandante Taleb della provincia di Helman, Ibrahim Hanifi, ci ha detto che il gruppo avrebbe rilasciato Daniele e il suo traduttore se il governo afgano avesse soddisfatto le richieste di rilasciare Abdul Latif Hakimi, Ustad Yasir e il mullah Muhammad Hanif, tre portavoci dei Taleban detenuti in carceri afgane. Queste almeno le richieste rese pubbliche. Sembravano avere fretta i sequestratori di Daniele, che con l’uccisione di Said in parte volevano anche fare pressioni sul governo italiano e dopo le prova in vita come il video, volevano dimostrare anche quanto potessero essere letali, senza che nessuno però avesse dubbi. “Abbiamo verificato che Mastrogiacomo e l’interprete sono veri giornalisti, non delle spie, per cui, se il governo afghano accetta le nostre richieste, li rilasceremo", ci ha confermato più volte Hanifi che aveva sottolineato che era più importate il rilascio dei portavoce che appagare la richiesta del ritiro delle truppe italiane. I portavoce di Taleban si sono dati spesso il cambio, quando qualcuno chiudeva il telefono, anche nel timore di essere tracciati, l’altro rispondeva: “I negoziati per il rilascio del giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo stanno proseguendo – diceva nel pomeriggio Qari Yussuf Armadi confermando che erano stati concessi tre giorni per il negoziato. L’ultimo comunicato dei Talebani giunto in serata sempre all’agenzia Pajhwok, ha annunciato che alle tre del pomeriggio del giorno successivo, oggi, tutto sarebbe stato chiaro e che i taleban erano soddisfatti del negoziato. “Ci sono stati alcuni progressi e sono stati ricevuti segnali positivi”. Per un attimo, nella tensione dell’atmosfera che circondava ogni dichiarazione, si era pensato che avessero anticipato l’ultimatum, ma l’ipotesi migliore possibile è che se tutte le parti sono soddisfatte si possa procedere alla fase finale, quella che prevede il rilascio degli ostaggi. “"E’ stata una giornata molto intensa e difficile. Ma credo ci sia motivo di pensare che ci siano segnali positivi nei negoziati per il rilascio di Mastrogiacomo e dell’ interprete. Chiediamo riserbo, il contesto non è facile", ha detto Gino Strada, concludendo la sua conferenza stampa e l’ angosciante giornata.

Giornalista di guerra e scrittrice

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