Qualcosa non torna. Il nuovo audio ascoltato in un ufficietto del dell’agenzia afgana Pajhwok nel centro di Kabul, è una brutta sorpresa. Era preferibile il video del giorno prima, con un Daniele forte e tranquillo, senza armi, senza minacce. Era stato quasi tranquillizzante dopo giorni di ansia per la sua sorte. Questo nuovo messaggio, un fulmine nel cielo sereno della capitale, è pieno di contraddizioni e di domande, scavalca i canali umanitari che come conferma il fondatore di Emergency Gino strada, restano a disposizione. D’altra parte dove finisce la certezza cominciano le ipotesi. Il messaggio audio, di 55 secondi, è stato ricevuto questa mattina, verso le dieci via internet, dal direttore Danish Karokhel dell’agenzia afgana Pajhwok, che ha lanciato subito un comunicato intitolato: “Giornalista italiano manda un Sos”. Karokhel è molto gentile, apre il suo ufficio nonostante il buio abbia già avvolto la città e manda e rimanda il suono della voce di Daniele che a mala pena si capisce. Prima qualche parola di Dadullah, il feroce capo militare dei Taleban del sud, la sua voce è chiara e precisa, in Pashtun chiede al giornalista di Repubblica rapito ormai 11 giorni fa,  di dire al suo governo “a voce alta” che ha solo due giorni per salvargli la vita cominciando a negoziare con i militanti. Dì: Io sono vivo, oggi è il tredici e se non vengono accettate le richieste entro il 16, questo comporterà un problema per me”, afferma rivolgendosi a Daniele. Subito dopo comincia a parlare Mastrogiacomo, l’audio a differenza della prima parte non è affatto buono, ma molto disturbato: ”Solo due giorni, dopo due giorni, ci uccideranno. Sono Daniele Mastrogiacomo, per favore, abbiamo solo due giorni, dopo di che ci uccideranno. Per favore, fate quello che i Taleban vogliono, altrimenti se non lo fate ci uccideranno. Per favore abbiamo solo due giorni, due giorni da oggi, ok? Per favore, per favore. Il nome di mio figlio e’ Michele, il nome di mio figlio e’ Michele, Michele. Io sono Daniele, Daniele Mastrogiacomo, solo due giorni, dopo due giorni ci uccideranno”. Che sia la voce di Daniele non ci sono molti dubbi. Su quella di Dadullah, nessuno mette la mano sul fuoco, anche se per il direttore dell’agenzia non ci sono molti dubbi. Appena è riuscito a prendere la linea, ha parlato con il portavoce del comandante Talebano, Shahabuddin Atal che ha confermato che la prima voce era quella di Dadullah, non solo Atal aggiunge che il governo italiano stava mettendo in pericolo la vita del suo cittadino non proseguendo le trattative”. Nella stanza di Karokhel per un attimo cala il silenzio e si respira paura. “Per noi quella era la voce di Dadullah – dice il direttore – il suo portavoce ci ha detto che il governo italiano tratta con le persone sbagliate. Mastrogiacomo sta con Dadullah ed è con lui che gli italiani devono trattare e non con il Mullah Omar”. Congetture, analisi, speranze, si incontrano e si confondono. Non tutto fila in questa storia, la prima incongruenza è linguistica: Dadullah parla in Pashtun e Daniele non può sapere cosa dire se non gli viene tradotto e nel file audio non c’è il tempo, le due voci sono consecutive il che fa pensare che siano due messaggi diversi registrati non allo stesso momento. Anche le date non corrispondono: Dadullah dice di dire che è il tredici e che il sedici verrà ucciso, quindi tre giorni, ma Mastrogiacomo nel suo drammatico appello, parla di due giorni dall’ultimatum e quindi sarebbe stato registrato il 14. Il punto di riferimento comunque riguarda il comunicato di sabato scorso del mullah Dadullah, che in una telefonata alla France Presse aveva fissato in sette giorni il tempo massimo entro il quale il governo italiano avrebbe dovuto stabilire una data per il ritiro delle truppe dall’Afghanistan e in nome della libertà di stampa il rilascio dei due portavoce, definiti dai Taleban, “Giornalisti”, Abdul Latif Hakimi e Ustad Yasir, rinchiusi nella carceri afgane, in cambio della vita di Daniele.  Perché fare un video con certo tono e il giorno dopo un audio diverso? Cosa ha fatto irritare i Taleban? Qual è la loro strategia? Cercano di alzare la posta di quelle richieste che non si conoscono? “Sono confuso, anch’io non capisco”, ammette Gino Strada, che due giorni fa aveva ricevuto il video – potrebbe essere solo una forma di pressione verso il governo italiano”.

Giornalista di guerra e scrittrice

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