Ma che freddo faaaaaaaa, mi tremano anche le paroooleeee!!!!!!! Qui tutto bene, kabul nonostante il freddo, le rovine, le montagne di pattumiera, i poveri, gli storpi, resta sempre un posto di un tale fascino, sembra un viaggio nel tempo, un tuffo nel medioevo.

 

Messaggero

“Siamo tutti colleghi di Daniele. Da anni lavoriamo fianco a fianco con Daniele per testimoniare la drammaticità della situazione in Afghanistan”, è cominciato così il comunicato dei giornalisti italiani presenti a Kabul che hanno incontrato la stampa afgana. Giornali, televisioni, ma soprattutto radio, lo strumento più diffuso in un Afghanistan ancora spesso senza corrente per accendere un televisore o senza distribuzione per diffondere i quotidiani. Testimoni della carriera di un uomo, seduti davanti ai colleghi afgani, li abbiamo guardati negli occhi per fare capire che nelle mani dei taleban, non c’è una spia, ma un giornalista, un nostro amico, Daniele Mastrogiacomo, l’inviato di repubblica rapito sei giorni fa nella zona di Khandahar. Con grande emozione, aneddoti, ricordi, storie, sono scivolati dagli italiani agli afgani con la raccomandazione di verificare, noi come loro, le fonti da cui arrivano messaggi, rivendicazioni,  quindi dubbi, incertezze e soprattutto confusione. Perché adesso di sicurezze, ce ne sono poche. “Tutto deve essere provato e chi trattiene Daniele per avviare un dialogo – ha detto l’ambasciatore italiano Ettore Sequi, che ha aperto senza esitazione la sua casa per questo incontro – bisogna che dimostri che Daniele sta bene”. Una “prova in vita” che metta fine alla giostra di sciacalli che ogni sequestro mette in moto: dai presunti portavoce, agli ingenui raccoglitori di telefonate o da interessati propagandieri. E una prova di vita sembra essere arrivata. Lo dice la Farnesina che per sei giorni ha mantenuto il massimo riserbo, non può che far pensare che tra i tanti canali attivati sia stato imboccato quello giusto. E ora tutto prende un’altra piega. Cala il sipario su molte dichiarazioni, voci e rumori. L’ultimo di una serie quello diffuso dall’agenzia internazionale francese Afp che parla di una lunga intervista a Dadullah, leader dei Talebani che non solo ha rivendicato il sequestro di Mastrogiacomo, ma ha dato un ultimatum, sette giorni per annunciare il ritiro delle truppe italiane, 2000 soldati presenti in Afghanistan, nonché il rilascio di due portavoce dei Taleban detenuti. Nessuna prova però che tutto questo sia vero. Il messaggio della diplomazia ormai sembra chiaro se davvero Dadullah ha in mano Mastrogiacomo non basta che chiacchieri con i giornalisti locali. Dadullah, uomo di Bin Laden che tra l’altro ieri ha compiuto cinquant’anni, ama parlare con i giornalisti per rivendicare le sue efferatezze, menbro del “consiglio dei dieci” che guida i Talebani, è il comandante responsabile della vasta regione che copre la provincia di Kandahar, Helman, Uruzgan. Senza una gamba che ha perso su una delle milioni di mine disseminate in Afghanistan durante decenni di guerra, ha la fama di feroce sanguinario, nel 2000 nella zona di Yakaolang avrebbe ordinato il massacro di centinaia di civili alcuni dei quali scuoiati. Nel 2001 durante l’attacco degli Stati Uniti, trovò un accordo con i vecchi compagni della lotta contro i sovietici e si riorganizzò nel Waziristan del sud in Pakistan, raccogliendo uomini e risorse in vista del ritorno. Riapparve nel 2003 con la prima intervista ufficiale come capo talebano alla Bbc. Ma di personaggi crudeli ed efferati, l’Afghanistan abbonda, torna alla ribalta uno dei più temuti Gulbuddin Hekmatyar, un noto Signore della Guerra, nascosto in Pakistan. Proprio ieri, il presidente Karzai, ha ha rinviato al Parlamento una proposta di legge che prevede l’amnistia per i crimini di guerra in Afghanistan, chiedendo che venga emendata con l’inclusione del diritto delle vittime a chiedere giustizia. Tra questi signori della guerra c’è Hekmatiar. E tra brutali combattenti di sicuro non scorre buon sangue, proprio Dadullah, ha respinto l’offerta di fare un fronte comune: "Hekmatyar porta sfortuna e distruzione a qualsiasi cosa si avvicini ama troppo i soldi. Non è fedele né ai Taleban né al governo di Kabul, né all’Iran".

Giornalista di guerra e scrittrice

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