Le rose sono arrivate in tempo per San Valentino direttamente dall’Olanda. Non sono molti i fiorai di Baghdad che le hanno richieste, ma alcuni soprattutto nel cuore della capitale le hanno volute. Un po’ perché speravano in qualche irriducibile innamorato, un po’ perché ognuno nel suo piccolo, sfida la guerra e la violenza come può. E la festa dell’amore può essere una buona occasione per ribellarsi. Con attenzione e a piccole dosi. Di sicuro non ci saranno coppiette che si tengono mano nella mano lungo il fiume che una volta univa la capitale, mentre oggi la divide. Non ci sono più i ristoranti pieni di lucine colorate, i barconi musicali e i pittori che esponevano sulle rive. Non ci sono serate danzanti, il teatro o un vecchio film arabo con una storia d’amore struggente al cinema. San Valentino oggi a Baghdad, è una manciata di festoni rossi, è qualche messaggino telefonico, non si riesce neanche più a spedire una lettera d’amore. Alcune vetrine mostrano cuscini rossi a forma di cuore con la scritta in inglese: “Ti amo”, ci sono dolcetti, pupazzetti, bigliettini mielosi stampati all’estero. Anche se in modo surreale, San Valentino si continua a festeggiare anche in Iraq. La guerra può mettere l’amore in “attesa”, può rendere la vita difficile, ma non può fermare il cuore degli iracheni che amano pronunciare la parola “habibti”, “amore mio” alle loro mogli o fidanzate. Nessuno meglio di loro lo sa. I giovani, per lo più maschi, che hanno sfidato la paura di un attacco o l’appena avviata operazione “Imporre la legge”, lanciata dal premier al Maliki proprio ieri, con migliaia di posti di blocco e soldati dispiegati in ogni centimetro della capitale, non avranno bisogno di molte altre prove per dimostrare la devozione verso la propria amata, d’altra parte, amarsi a Baghdad diventa ogni giorno più difficile. Ali Rasheed ne sa qualcosa: 60 km lo separano dalla sua fidanzata, ma se fossero anche 10 mila non sarebbe più lontana. La strada da Baghdad dove vive lui a Baquba dove abita lei è diventata impossibile da percorrere, tanto è infestata da miliziani. Ali, 34 anni è sciita, Reda di trent’anni è sunnita e fino all’anno scorso l’appartenenza a fazioni diverse dell’Islam non avrebbe importato nessuno, ora le pressioni perché loro due non si sposino diventano sempre più forti. “L’anno scorso per San Valentino le ho regalato un mazzo di rose e il suo profumo preferito, quest’anno devo accontentarmi che un amico che abita vicino a lei, le porti un biglietto da parte mia. Dovevamo sposarci prima della guerra, ma con l’attacco degli americani abbiamo dovuto rimandare. Reda è una ragazza gentile e dolce, ci conosciamo dal 1991”. Fino a qualche anno fa, il giorno di San Valentino lo trascorreva andando a mangiare in un ristorantino sul Tigri e poi a ballare fino a tarda sera. Ora la loro vita e il loro amore è appeso ad un filo e alle decisioni politiche e militari di un governo di cui nessuno si fida. “E’ una responsabilità troppo grande sposarsi ora. Se devo lasciare il paese da solo posso accettarlo, ma se uno ha moglie e figli, diventa difficile sopravvivere”, spiega Ali dicendo che ha già ricevuto diverse minacce di morte da militanti fondamentalisti. Ai radicali la festa di San Valentino non piace, e i fioristi di Baghad stanno attenti a non dare troppo nell’occhio. “Possiamo tenere aperto solo poche ore al giorno, in questa strada ci sono già state diverse autobombe e rapimenti di massa, ma il giorno di San Valentino non potevamo rimanere chiusi. Tutti vogliono portare a casa un fiore alla propria moglie o madre – racconta Rasul al Saadi, un fioraio che vende a Karrada street, una delle strade commerciali centrali di Baghdad – ma quest’anno è diverso da tutti gli altri. Non c’è gente che passeggia, non ci sono signore che guardano le vetrine, sono tutti di fretta, corrono a casa per paura di non arrivarci”. Un mazzo di rose costa 25 euro, una cifra astronomica per la maggior parte degli iracheni che nonostante sguazzino nel petrolio, fanno fatica ad arrivare alla fine del mese. Dilon Dawood ha solo ventenni e forse è la sua prepotente gioventù a renderlo coraggioso. “Ogni anno, compro un mazzetto di fiori per mia madre il giorno di San Valentino. Si commuove sempre e lo so che quando torno a casa mi sgriderà per aver rischiato la vita per quattro fiori, ma so anche che per un momento sarà felice e solo per questo ne vale la pena”.

Giornalista di guerra e scrittrice

4 Comment on “San Valentino anche a Baghdad

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