La vita e la morte li ha tenuti vicini. Nel bene e nel male. In ricchezza e povertà. Vissuti insieme, arrestati a poche settimane l’uno dall’altro, tenuti in celle vicine, giudicati e infine giustiziati sempre insieme. E’ stato quasi un matrimonio, al cui epilogo ha assistito il mondo anche se ancora non ne sono state trasmesse le immagini. Awad Bandar  e Barzan al Tikriti, saranno sepolti vicino a l’uomo che loro malgrado ha dato loro il potere, li ha portati alla ribalta della politica irachena e poi li ha trascinati nel fango di un processo e di una condanna condanna. Bandar durante il regime di Saddam Hussein era presidente del tribunale rivoluzionario. Quello che giudicò e condannò a morte nel 1982 i 148 sciiti di Dujail, motivo per il quale l’ex rais e i due coimputati sono stati giustiziati. Non era un personaggio particolarmente brillante, ne aveva avuto una carriera sorprendente da metterlo sulla poltrona della giustizia o dell’ingiustizia irachena. Ma era un uomo fedele, e Saddam uomini come lui li sapeva riconoscere, li voleva intorno a sé.  Gli iracheni associavano il nome di al Bandar alla “corte più spietata del paese”, veniva ricordato come un uomo privo di esperienza, ma forte del sostegno di Saddam. E nell’Iraq di ieri questo poteva bastare. Nel 1991, in seguito a forti pressioni da parte di organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani,  il Tribunale della Rivoluzione venne sciolto e al Bandar venne trasferito alla Presidenza della Repubblica, dove fino al 2003 ricoprì l’incarico di vice responsabile dell’ufficio presidenziale. Fu uno dei primi ad  essere arrestati dopo l’arrivo degli americani. Sul patibolo a fianco Barzan al Tikriti, decapitato dalla forca era il fratellastro e il capo del Mukabarat, i servizi segreti. E’ stato condannato dal tribunale speciale iracheno per aver materialmente punito con la morte gli abitanti di Dujail. Al Tikriti non era come un po’ servo come Bandar, il fratellastro di Saddam emanava paura solo a guardarlo e a momenti alterni ha cercato di tenere testa a Saddam Hussein. D’altra parte per lui era tutta una questione di famiglia. Figlio della madre di Saddam, ma non dello stesso padre, sposò la sorella della prima moglie del rais e da quel momento in poi, i litigi di corte diventarono quelli di famiglia. Messo a capo dell’intelligence si distinse subito per la sua efferatezza, ma non andava sempre d’accordo con il suo presidente che lo rimosse dall’incarico, in fondo non aveva approvato il matrimonio di una figlie di Saddam con uno dei due generi che poi vennero uccisi per aver denunciato le colpe del rais e soprattutto alla morte di Saddam avrebbe voluto prendere lui il suo posto e non lasciarlo ai due nipoti, Uday e Qusay, che in quanto a efferatezza fin da giovani aveva imparato a distinguersi. Tikriti, venne spedito come rappresentate iracheno alle Nazioni Unite a Ginevra dove divenne anche il curatore delle casse irachene. Insomma si occupava di nascondere i soldi che sarebbero sfuggiti alle sanzioni imposte dopo la prima guerra del Golfo. Rimase in Europa fino al 1999 quando la “famiglia” cominciò a sospettare che Tikriti stesse organizzando un colpo di Stato. Ma presto le voci tacquero e lui potè tornare a Baghdad. L’uomo che diventerà il 5 di fiori nel mazzo di carte che conteneva “i ricercati” dell’esercito americano, verrà messo insieme ad altri ex uomini di Saddam Hussein, agli arresti domiciliari per essersi rifiutato di giurare fedeltà al nipote Qusay. Arrestato qualche settimana dopo l’invasione, manifestò subito la sua disponibilità ad entrare nel nuovo esecutivo. E fino alla fine, ormai consumato da un cancro, ha continuato a sostenere di  essere stato contro il regime di Saddam, “Sono innocente”, sono state le sue ultime parole prima che la testa si staccasse dal suo corpo.

Giornalista di guerra e scrittrice

One Comment on “giustiziati i coimputati di Saddam

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