Ormai la fine è vicina. Potrebbe essere già successo, o potrebbe accadere in questo momento. Per Saddam Hussein potrebbero essere gli ultimi respiri prima che la corda gli spezzi il collo. Potrebbe essere già stato consegnato agli iracheni, come dicono i suoi avvocati, potrebbe essere ancora nelle mani degli americani, come dice il Dipartimento di Stato. Potrebbe essere già morto. Comunque sia, se non fosse per questa esecuzione l’Iraq oggi starebbe un pochino meglio e per quanto possibile sarebbe un po’ meno pericoloso. Ma che qualcosa segua la logica, non sembra possibile in un Iraq, controllato da inesperti politici iracheni e poco saggi americani. Ma ormai non importa più. Quello che conta, quando accadrà perché il premier al Maliki è stato chiaro, “l’esecuzione è ineluttabile”, è come “il re senza corona”, avrà trascorso le sue ultime ore. Sarà importante per i sunniti che lo trasformeranno in un martire eroe e per i curdi e gli sciiti che vedranno nel collo spezzato del dittatore, la fine di tutti i loro incubi. O almeno così sperano. Saddam Pregherà, farà una dichiarazione e poi il prigioniero Saddam Hussein verrà accompagnato al patibolo. Così trascorrerà gli ultimi minuti il primo dittatore arabo condannato e giustiziato dal proprio popolo. In quel momento scompariranno tutte le polemiche, le voci e le smentite delle ultime ore. “Saddam ha trascorso la giornata scrivendo le sue volontà e consegnandole ad uno dei due fratellastri che gli hanno fatto visita nel carcere di massima sicurezza americano dove era detenuto”, ha detto Badee Izzat Aref, un avvocato del team di difesa di Saddam. Ha anche raccolto e consegnato tutti gli oggetti che possedeva e gli hanno tenuto compagnia negli ultimi tre anni di detenzione. Se trattato come tutti i carcerati iracheni giustiziati, sarà costretto ad indossare una tuta verde e un cappuccio. Ma non è un prigioniero come tutti gli altri, per lui sarebbero state addirittura preparate due forche, una nella zona verde, la cittadella fortificata cuore della politica irachene e sede delle ambasciate straniere, e l’altra fuori. Per motivi di sicurezza pochissime persone sanno dove Saddam verrà portato. E soprattutto quando sarà consegnato. Per gli americani, resterà nelle loro mani fino all’ultimo momento, per gli iracheni sarebbe già stato consegnato. In ogni caso, secondo la legge, per il trasferimento dell’ex presidente dalla prigione americana a quella irachena, ci vuole la firma del ministro della Giustizia, ma il sunnita Hashim Abdul Rahman al Shebi, si è reso irreperibile, scaricando il compito sul suo vice curdo che preferirebbe un Saddam condannato anche per i crimini commessi contro migliaia di curdi invece che solo per 148 sciiti di Dujail uccisi nel 1982. Lo stesso vale per l’esecuzione, serve la firma del presidente curdo Jalal Talabani, contrario alla pena di morte e anche in questo caso si dovranno accontentare di quella dei due vice. Un altro cenno di assenso però sembra necessario prima dell’esecuzione che secondo i suoi avvocati sarà stata eseguita entro l’alba di oggi: quello delle autorità religiose che dovranno dire se è possibile applicare una condanna a morte nel giorno di una festa comandata. Se la risposta sarà affermativa, l’esecuzione dovrà avvenire entro le 12 di oggi quando comincia l’Aid al Adha, la festa del Sacrificio di Abramo, altrimenti bisognerà aspettare cinque giorni. Autorità religiose sunnite naturalmente, perché quelle sciite sono già pronte a benedire l’evento. “L’esecuzione di Saddam è un regalo per gli iracheni. Allah ti chiediamo di applicare la nostra vendetta su Saddam”, ha detto durante la predica del venerdì uno degli influenti imam di Najaf, lo sceicco Saddralddin al Qubanji. Saddam, in fondo, potrebbe essere già morto, ma gli iracheni saranno gli ultimi a saperlo. Sarà solo questione di pochi minuti rispetto al resto del mondo, ma in una capitale con quattro ore di elettricità e di un costante sottofondo di macchine che esplodono non è facile riuscire ad essere al corrente degli eventi. Ma forse è meglio così perché nessuno riesce a prevedere bene cosa potrebbe accadere nel momento in cui il rais penzolerà dalla forca. Le forze americane sono in stato di allerta, ma la città almeno fino a ieri sera era tranquilla. La quiete prima della tempesta? L’esecuzione di Saddam è sulle bocche di tutti. Gli iracheni aspettano: qualcuno con ansia e rabbia, qualcun altro con gioia e soddisfazione, qualcun altro ancora con piacere ma anche con qualche rammarico perché non gli sembra che giustizia sia stata fatta fino in fondo. Si tratta dei sunniti, degli sciiti e dei curdi. Ognuno con le sue emozioni.

Giornalista di guerra e scrittrice

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