Lo scopo è quello di trovare una soluzione politica per fermare la violenza settaria che schiaccia il paese. Il modo è attraverso la conferenza di riconciliazione che si apre oggi a Baghdad. Un’iniziativa del premier al Maliki che cercherà di far sedere ad un grande tavolo delle trattative, tutti i protagonisti del fallimento iracheno. Ci saranno parlamentari e membri del governo. Ci saranno sciiti moderati e religiosi. Ci saranno gli uomini di Moqtada al Sadr, il potente leader sciita che capeggia una delle più sanguinare milizie sciite, l’esercito del Mahdi. Ci saranno quelli dello Sciri, il partito più importante iracheno, guidato da Abdel Aziz al Hakim che controlla un’altra influente milizia, quel del Badr, tanto filo iraniana da essere preparata dai pasdaran (combattenti del corpo militare iraniano). Ci saranno i sunniti, quelli che hanno già accettato di far parte della nuova politica irachena e ci saranno ex baathisti (il destituito partito che era al potere con Saddam Hussein), alcuni dei quali fanno parte della guerriglia, ma potrebbero aver voglia di tirarsene fuori, e altri come alcuni militari del vecchio esercito, che non strettamente legati alle atrocità di Saddam, potrebbero essere molto utili alla ricostituzione del nuovo esercito infiltrato di milizie.  Per loro un ramo d’ulivo. In tutto, violenze permettendo, si presenteranno al centro convegni della zona verde, la cittadella fortificata che ospita le sedi della politica irachena oltre alle ambasciate internazionali, circa 200 rappresentanti. Ma come sempre accade in Iraq, le cose non sono mai semplici come dovrebbero. Se l’obiettivo è quello di fermare la violenza, gli uomini che siedono intorno al tavolo dovranno fare uno sforzo enorme per capire che la furia che turbina in questa città, non potrà essere placata alle condizioni di ognuno. Non si potranno uccidere tutti i sunniti per accontentare gli sciiti. Non si potranno portare i sunniti al governo solo perché lo sono sempre stati. Non si potranno cacciare gli americani solo perché finora hanno combinato un sacco di guai. Se gli iracheni capiranno anche solo questo, la conferenza sarà un successo. Moqtada al Sadr, ieri ha chiesto la chiusura delle ambasciate di Stati Uniti e Gran Bretagna accusando il governo di al Maliki di aver esteso il mandato delle forze americane senza aver prima consultato il parlamento iracheno. Al Sadr ha un bel coraggio a parlare di legalità, le sue mani grondano di sangue, come molte delle persone che saranno presenti domani, ma in più lui è un uomo influente che controlla migliaia di ragazzini di strada arrabbiati e disperati. Molti sanno che al Sadr con le sue milizie infiltrate in sei ministeri e le dita puntate su di lui quando si parla di sequestri di massa, è uno dei problemi da risolvere. Per il premier al Maliki, è un bel grattacapo perché i fili del suo posto sono retti anche dall’influente clericale. Tra i corridoi del potere si stanno formando alleanze, moderati sciiti e sunniti che si uniscono per defenestrare “politicamente” al Sadr, mentre altri vorrebbero che il premier stesso venisse sostituito ormai dimostratosi incapace, di tenere testa agli americani e alle milizie sciite. Insomma il governo fa acqua da tutte le parti. E la riunione di domani che metterà a faccia faccia persone che non si amano tra di loro, potrebbe servire a stringere nuovi sodalizi. Ci saranno varie commissioni e si discuterà anche della reintegrazione degli ex ufficiali dell’esercito di Saddam, dell’ allargamento della partecipazione al ‘processo politico e dalla revisione della legge per l’epurazione dei membri del Baath. Raramente si parla dei curdi, di quella popolazione settentrionale che raggiunta la propria autonomia e una relativa quiete sembra disinteressarsi di tutto il resto, soprattutto se riguarda Baghdad. Ma non è così, due giorni fa i negoziati sullo sfruttamento delle riserve petrolifere con il governo centrale sono falliti. I curdi insistono per avere il controllo totale delle riserve petrolifere non ancora sfruttate del Kurdistan e il diritto di concludere accordi con le compagnie petrolifere straniere, ma il governo il governo continua a respingere le richieste. Ieri la squadra nazionale di calcio irachena mettendosi in gioco dopo vent’anni, ha vinto la medaglia d’argento, arrivando seconda ai Giochi Asiatici che si sono tenuti a Doha, è stato un momento magico per gli iracheni, oggi tocca ai politici portare a casa qualche successo, glielo devono, lo devono al loro popolo per quello che sono stati costretti a vivere ogni giorno da quando sono diventati liberi, ma solo sulla carta.

 

Giornalista di guerra e scrittrice

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