BAGHDAD – Mariam Abbas con una mano tamburella nervosamente sul bracciolo della sedia imbottita nella sala di aspetto del dottor Safa Mahmoud e con l’altra gira frettolosamente le pagine di una rivista. Lei è la prossima e penultima paziente della giornata di uno dei più noti chirurghi plastici di Baghdad. Mariam è bella con i suoi grandi occhi scuri, il viso olivastro incorniciato in una folta chioma di capelli neri che le scendono ribelli fino alle spalle. Sulla sedia accanto ha appoggiato il velo nel quale intrappola la sua bellezza ogni volta che esce e che si strappa di dosso quando si sente al sicuro. Gli unici difetti che ha sono quelli che si sente. “Ho il naso un po’ spostato a destra, sono scivolata sulle scale di casa quando ero piccola e ora che sono al primo anno di università e ho bisogno di sistemare questo problema”. Quello che lei ritiene una deformazione che necessita di un’operazione chirurgica, risulta invisibile anche ad un attento osservatore. “Se sarò bella abbastanza troverò un marito ricco che mi porterà fuori da questo paese, lontano dagli estremisti e dalla guerra. Se sarò bella troverò un buon lavoro e mi pagheranno bene, e potrò mandare i soldi alla mia famiglia. I miei genitori approvano la mia scelta, mio padre è un professionista e ha un buon lavoro nella ricostruzione, ha messo un po’ di soldi da parte ed è pronto ad usarli per garantirmi un futuro migliore”, racconta Mariam stringendo la mano della madre che le siede vicino. Forse sarebbe più semplice comprarle un biglietto aereo e iscriverla ad un qualsiasi un’università all’estero. “Per poi cosa fare quando finiscono i soldi? So come vivono gli immigrati all’estero, so in che condizioni miserabili vivono le donne, io vorrei poter scegliere niente di più. E nessun uomo in un altro paese arabo mi sposerà o troverò un lavoro decente solo perché sono intelligente o semplicemente carina. Non ho paura di sottopormi ad un’operazione perché sono molto più al sicuro qui dentro che là fuori dove la gente muore”. Sarà il dottor Safa Mahmoud ad operarla. Un signore non troppo alto, leggermente sovrappeso, con una folta barba bianca e un candido camice bianco. Il suo studio in una clinica privata nel quartiere di Harethiya, una zona est di Baghdad, ha un arredamento essenziale ma lussuoso. Alle pareti sono appesi i suoi trofei: foto di nasi, occhi, seni marcati da un pennarello blu prima di un’operazione e affianco i risultati dopo che sono state levate le bende. “Dalla caduta del regime c’è stato un boom della chirurgia plastica estetica. Prima non era un processo comune. Chi aveva i soldi, e non erano in molti, andava all’estero a farsi operare, ma ora siamo in grado di operare anche qui. Il prezzo, per quanto alto, è sicuramente più abbordabile qui che viaggiando da altre parti. Le donne giovani in genere vogliono rimpicciolire il naso, alzare le sopracciglia, essere più magre, le signore più anziane vogliono tornare ad essere attraenti per i propri mariti, chiedono lifting, liposuzioni, risistemare il collo e impianti di capelli”. Secondo il dottor Mahmoud, il modello della bellezza femminile sta cambiando anche in Iraq. Lo stereotipo della donna perfetta era Sofia Loren. “Con la fine del regime non siamo stati solo invasi dagli americani, ma anche dalle loro immagini, film, programmi, pubblicità. Adesso in Iraq ci sono decine di giornali e di televisioni. Ogni casa ha un antenna parabolica e l’accesso a centinaia di canali in tutto il mondo. “C’è stata una sovraesposizione dei giovani all’immagine della donna alta, magra, con il naso piccolo e perfetto. E ora ogni ragazzina vuole essere come le conduttrici dei telegiornali arabi di Al Jazeera o di qualche talk show arabo. I loro modelli sono donne di successo o le madri. E loro preferiscono il primo. Pensano che la loro faccia sia il lasciapassare per una vita migliore e nessuno può biasimarle di voler andare via da qui. I radicali islamici stanno rendendo un inferno la vita delle nostre donne. Parlo di molestie, di stupri, di rapimenti e di uccisioni. Le costringono a coprirsi, a non truccarsi, a sentirsi inferiori e sporche. A questo le donne si ribellano, ognuna a suo modo e qualcuna finisce qui”. Il dottor Mahmoud, nonostante le richieste siano molte, non può che cinque operazioni di chirurgia estetica a settimana. Per motivi di sicurezza la sua clinica non rimane mai aperta più di due ore al giorno. “Gli ospedali sono diventati un posto insicuro, i medici sono gli obiettivi preferiti della militanza, e noi che operiamo una professione considerata haram, proibita, per i paladini estremisti dell’Islam siamo più in pericolo di altri. Ma qui non facciamo solo chirurgia estetica, spesso i soldi che otteniamo da questo ci serve per fare operazioni gratuite di chirurgia ricostruttiva, ci sono centinaia di persone rimaste sfigurate durante gli attentati. Si parla sempre dei morti, ma non si pensa mai a quelli che sopravvivono e soprattutto a come. Corpi fatti a pezzi, ustioni al viso e al corpo, arti da riattaccare. Per uomo, qualunque sia il suo aspetto alla fine se la cava, ma per la donna non è così: una ragazza sfigurata nella nostra società diventa un fantasma”. Rifarsi il naso costa sui 500 dollari e i prezzi salgono procedendo in operazioni più complicate. “Per un iracheno sono molti soldi – il salario medio di un soldato è 150 dollari e quello di un insegnante 200 – per il momento è una procedura per una certa elite, ma siamo sicuri che il desiderio di migliorare il proprio aspetto appartenga a tutte le categorie sociali come in qualsiasi altro paese”. Ma l’Iraq non è un posto qualunque, c’è una guerra civile in corso e quasi a volerlo ricordare in lontananza echeggiano raffiche di mitra sirene della polizia. “Lo so che può sembrare una contraddizione, la guerra e persone che pensano al proprio aspetto fisico. Ma questo fa parte dell’essere umano, della sua voglia di non accettare la realtà. A volte riguarda quello che ci circonda, a volte il nostro corpo. Non dico di essere d’accordo con tutte le richieste che mi vengono fatte, molte pazienti non finiranno mai sul mio tavolo operatorio”. Zahraa Ibrahim, è l’ultima paziente della clinica. Suo marito l’ha lasciata dopo 25 anni di matrimonio per una ragazza più giovane e lei non riesce a rassegnarsi. Si è messa a dieta, ha cambiato pettinatura, e adesso vuole un lifting che la faccia sembrare dieci anni più giovane.  “Così sono sicura che lo riconquisterò e torneremo la famiglia che siamo sempre stati”, dice Zaharaa, 55 anni, madre di quattro figli e della certezza che ci siano conflitti che neanche una guerra potrà mai risolvere.  

 

Giornalista di guerra e scrittrice

2 Comment on “Belle a Baghdad

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