BAGHDAD – Lina è pazzamente innamorata ma ha paura che il giorno più bello della sua vita si trasformi in un disastro. L’organizzazione di un matrimonio è un procedimento faticoso e stressante in qualsiasi parte del mondo, ma in Iraq è diventata una vera lotta tra la vita e la morte. “Tra due settimane sarà il giorno più importante di tutta la mia vita e io ho paura che succeda qualcosa che mandi tutto all’aria – racconta Lina, 26 anni, piccola, graziosa e terribilmente nervosa – una mia amica si è sposata a luglio e il giorno delle nozze è stato imposto il coprifuoco. Nessuno è potuto andare al matrimonio. Il fotografo di una mia amica che si è sposata a settembre, è morto per un’autobomba mentre stava andando a casa sua. Io non mi sento affatto una sposa felice”. Lina si mette le mani tra i capelli e scuote la testa. I suoi genitori le fanno coraggio e le dicono che tutto andrà bene, ma sposarsi a Baghdad non è facile, ci sono troppe cose che possono andare storte. La sala dove si mangia, il servizio di catering, cuochi, camerieri, il fotografo, il cameraman, e ancora la sarta, il parrucchiere, gli anelli, il vestito e i suonatori. “Pensa se il mio parrucchiere finisce la lacca e non può andarla a comprare perché i negozi sono chiusi, o se rapiscono l’imam, o se la torta”. Che cosa può succedere alla torta? Le chiedo cercando di calmarla. Lina sospira e si lascia cadere sulla sedia. I matrimoni in Iraq nonostante la violenza non hanno mai smesso di essere celebrati, è una festa lunga che dura circa una settimana fatta di danze e balli, di un contratto firmato davanti all’iman, di accordi tra i genitori, di dote e di regali. Lina è originaria del nord e molti dei suoi parenti le hanno già detto che non se la sentono di venire a Baghdad. “Saremo una trentina, in condizioni normali saremmo stati almeno 200, ma non sono condizioni normali”. Lina ha conosciuto Siad poco prima della guerra all’università, si sono innamorati, e contrariamente a quanto accade spesso in Iraq le loro famiglie non hanno avuto niente in contrario. Siad è laureato in ingegneria e ha trovato lavoro per una compagnia irachena, Lina cerca di finire gli studi. “Abbiamo deciso di non aspettare che la situazioni migliori per sposarci perché quando si vive ogni giorno nella paura impari che non sai quanto tempo ti resta. E ogni giorno che mi separa da Siad mi sembra interminabile. Vorrei poter andare a fare spese, andare fuori a pranzo con le amiche, ma il rischio è troppo alto. Mostra il velo che non aveva mai dovuto indossare e che adesso per non essere molestata è costretta a stringere intorno alla testa. “E’ come avere un cappio intorno al collo. E’ una tale umiliazione, non dico che se una è religiosa non lo debba portare, ma dico che se io non voglio non dovrei essere forzata. L’Islam è una religione libera, tutto quello che ci succede intorno in nome di Dio è solo una grande bugia”. La famiglia di Lina è benestante, la madre è un insegnante e il padre un professore, rappresentano quella fetta di società irachena che molto velocemente sta scomparendo. “Forse andremo via dopo il matrimonio. I miei genitori temono di essere rapiti o uccisi, ma hanno fatto di tutto per rimanere fino alla fine. Ma temo che quel giorno stia arrivando. Non è più l’Iraq che conoscevamo”. Accanto a Lina siede Rana la sua futura cognata, si è sposata a marzo, ma non il giorno che lei e suo sposo avevano scelto. “La sera prima del matrimonio il fratello di mio marito e del futuro marito di Lina è stato fermato ad un falso posto di blocco delle milizie sciite. E’ stato ucciso subito e il matrimonio si è trasformato il giorno dopo in un funerale, abbiamo mandato via la musica e il fotografo e abbiamo tenuto la sala e il cibo. E invece di festeggiare abbiamo pianto”, racconta Rana levandosi una lacrime solitaria che le scende lungo la guancia. Si tengono per mano Rana e Lina. La giovane sposa ha uno sguardo determinato, tra due settimane compierà il grande passo, e  per coronare il suo sogno si “rimboccherà” lo strascico e sfiderà tutto l’orrore che la circonda.

Giornalista di guerra e scrittrice

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