BAGHDAD – I bambini sono persone forti quando si sentono al sicuro. Diventano esseri fragili e vulnerabili quando l’ambiente intorno a loro è spaventoso, e la guerra lo è.  “A volte mi manca il respiro. Mi sento come se vivessi in una prigione, la mia famiglia non vuole che vada a scuola, mi ci portano solo quando sentono che è sicuro. Non è una cosa strana in Iraq oggi – racconta Nur Sami, una ragazzina di 11 anni – ho sempre paura, è come una malattia da cui non riesco a guarire. Dopo che due mie amiche sono state violentate mentre tornavano a casa da scuola, i miei genitori sono quasi impazziti, non volevano più che andassi a lezione”. La amiche di Nur, due sorelle di 12 e 13 anni, sono state rapite con la loro mamma davanti all’uscita della scuola. Per tre giorni sono state violentate e poi uccise. “E’ questo il nostro destino? Sono questi i diritti umani di cui tutti ci parlano?”, ci chiede Nur, che ha bisogno di risposte. Vuole sapere perché non possono andare più a scuola, o fare ginnastica o a giocare in strada. Vuole sapere perché rischia che un’autobomba la faccia a pezzi ogni volta che accompagna la madre a fare la spesa. “Mia madre non vuole che vada con lei al mercato, dice che è pericoloso. Ma se muore, io non voglio vivere senza di lei”. Il fratello di Nur ha solo sei anni, ma ha già capito che ci sono cose che non può più fare come giocare a palla in strada o incontrarsi con gli amici. “La guerra non mi piace, perché fa male ai bambini. E io sono triste”, dice Ali scuotendo la testa. La madre mostra i disegni di suo figlio, persone distese a terra, carro armati, uomini vestiti di nero, come le divise delle milizie del Mahdi, l’esercito di Moqtada al Sadr, uno dei più potenti leader radicali sciiti. Ma il problema dei bambini non è solo la violenza, ma la mancanza di servizi sanitari adeguati e l’accesso ad alimenti di qualità. Dalla caduta del regime, dopo un attimo di ripresa, il sistema sanitario è progressivamente decaduto fino a raggiungere i livelli minimi di oggi. “Bambini muoiono ogni giorno per la mancanza di sostegno medico. Le fognature malsane, l’acqua contaminata, soprattutto in alcune zone, sono un problema serio – spiega Ahmad Aluni, portavoce del ministero della Salute – i medici lottano per far sopravvivere i bambini, ma spesso non si riesce a curarli, in Iraq oggi si può morire anche per una semplice infezione intestinale”. Secondo l’Unicef, un bambino su quattro sotto i cinque anni muore per malnutrizione cronica.  “La mia bimba di cinque anni è morta il mese scorso perché l’ospedale non aveva le medicine che servivano per curarla e io non potevo comprarla. Ho altri cinque bambini e un piccolo stipendio”, racconta ad occhi bassi Hania Youssef.  I genitori sono spesso consci delle difficoltà che hanno i loro fligli ad adattarsi al caos che li circonda. “Ogni settimana accompagno mio figlio dal giocattolaio – racconta Ala’a Ahmad, un professore delle scuole superiori – la situazione a Baghdad non ci permette di andare al parco o a qualche festa, e l’unico modo per vederli eccitati è nel negozio di giocattoli”. I bambini sono uguali in tutto il mondo: “Le femmine preferiscono le Barbie – spiega Ali Hussein al Lami, un economista che ai tempi di Saddam perse il lavoro perché non si era iscritto al partito baathista  – e i maschi adorano le macchine telecomandate”. I giocattoli sono l’unica distrazione dei piccoli iracheni insieme alla tv e ai videogames. “Ogni tanto arrivano nel mio negozio genitori che non possono permettersi di comprare dei giochini. I bambini scoppiano a piangere, a me si spezza il cuore e finisco per regalare palloncini a tutti. Solo per il sorriso che mi offrono loro in cambio, so che vale la pesa fare questo lavoro”.

Giornalista di guerra e scrittrice

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