ECO

di Barbara Schiavulli

 

Per molti ieri è stata fatta giustizia. Saddam Hussein, l’ex presidente dell’Iraq è stato condannato a

morte. Per tanti il mondo oggi è un po’ migliore e più pulito. Per altri è un po’ più diviso: gli sciiti esultano, i kurdi sorridono, i sunniti protestano. Questo verdetto non ha cambiato l’Iraq che resta spaccato nelle sue sanguinose posizioni. Ma almeno ha placato la sete di vendetta delle famiglie di centinaia di migliaia di vittime. E se questo bastasse ad alleviare un po’ del loro dolore, allora forse giustizia sarebbe stata fatta. In Iraq, però già da tempo, il caso Saddam è stato archiviato. Vederlo morire o marcire in una prigione non cambierà il destino degli iracheni, ogni giorno più difficile, mortale, lontano da quella democrazia che i politici iracheni vogliono far credere che funzioni. Il dibattito è aperto, il mondo che ha appoggiato Saddam quando faceva comodo e poi lo ha combattuto, infarcisce gli iracheni con le sue opinioni, mentre loro pensano solo a come sopravvivere un giorno in più. Se l’Occidente si aspettava un Saddam sciolto in lacrime davanti ad una condanna a morte, non può dire di aver avuto soddisfazione. Il primo giorno del processo l’ex rais sbattè in faccia ai giudici un “Io sono il presidente”, che fece tremare gli iracheni che lo guardavano incollati alla tv. L’ultimo giorno, invece, mentre lo condannavano a morte, gridava “Dio è Grande”, in tutta la sua statura e fierezza. “Lunga vita all’Iraq e agli iracheni” diceva sovrastando e annullando la voce del giudice che leggeva la sentenza. Ha trascorso una vita laica e maledetta, ma negli anni passati in prigione ha scoperto il Corano o forse è così che ha voluto che la sua immagine apparisse in quel processo show che hanno imbastito gli americani come se si potesse giudicare un dittatore, come se sciorinare le malefatte di Saddam potesse raccontare qualcosa di nuovo agli iracheni. Avrebbe mai potuto essere assolto? Avrebbe mai potuto esserci qualche ragionevole dubbio? Il processo serviva all’Occidente vincitore. Saddam non morirà in fretta, oggi comincerà l’appello e poi ci sono anche gli altri processi e se mai verrà fatta giustizia per tutto quello che ha combinato, dovranno impiccarlo almeno una trentina di volte.  Anche se sarebbe preferibile quanto impossibile immaginare un Iraq diverso da quello di Saddam, un Iraq democratico dove condannare a morte viola il rispetto per la vita. Nel frattempo sono più interessanti i processi dei collaboratori di Saddam Hussein, sono loro che hanno scelto di seguirlo, sono loro che pagheranno per le decisioni che hanno preso. Per loro, uomini semplici, diventati aguzzini, giustizia, se saranno tutti processati, sarà fatta. Ma Saddam è un simbolo, già abbattuto. Ora è solo un vecchio fuggito dalla realtà che lo circonda, gli iracheni potranno vederlo morto, ma non avranno la soddisfazione di vederlo addolorato o pentito per quello che ha fatto. Nei libri di storia consegnati quest’anno agli studenti iracheni, non si parla né di Saddam né del suo regime. “Non sappiamo come rendere giustizia a tutti senza urtare la sensibilità di qualcuno. Quindi abbiamo deciso di non parlare di lui”, mi aveva detto un funzionario del ministero dell’Istruzione. Da quest’anno in poi ci saranno milioni di ragazzini a cui Saddam non sarà neanche spiegato. A Baghdad e in cinque province sensibili è stato decretato il coprifuoco. Molti lo hanno violato scendendo in piazza a manifestare, la maggior parte ballavano e gioivano come nel quartiere sciita di Sadr City dove ogni giorno vengono raccolte decine di vittime torturare e uccise. Nel quartiere sunnita di Adhamiya invece hanno sparato colpi di mortaio e inneggiato contro gli americani, anche in quel quartiere ogni giorno vengono recuperati decine di cadaveri vittime della violenza settaria. Saddam aveva unito gli iracheni avvolgendoli in un mantello di paura, chi fiatava moriva. La guerra per liberarsi di Saddam, ha unito gli iracheni sotto un ombrello ancora fatto di paura, chi non è della setta giusta muore. Solo che oggi è più difficile portare i responsabili alla sbarra e pensare che basti abbattere un dittatore perché tutto diventi come dovrebbe essere.

Giornalista di guerra e scrittrice

One Comment on “Giustizia è fatta?????

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